CardioLink Salute • Contenuti informativi per pazienti
Articolo per pazienti Pubblicato: 13/05/2019 Lettura: ~4 min

Rischio di trombosi e fibrosi nel paziente con problemi cardiaci ed epatici con fibrillazione atriale: perché scegliere i DOAC

Fonte
Giorgio Ghigliotti, Ricercatore Cardiologia, Ospedale Policlinico San Martino IRCCS, Genova; con riferimenti bibliografici a studi di Tripodi A. et al., Kremers RMW et al., Villa E. et al., Nagaoki Y. et al., Bunchorntavakul C. et al., Zhang C. et al., Tomaselli GF. et al., Steffel J. et al.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Giorgio Ghigliotti Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1191 Sezione: 53

Introduzione

Questo testo racconta la storia di un paziente anziano con problemi al cuore e al fegato, che ha sviluppato fibrillazione atriale, un tipo di aritmia cardiaca. Verranno spiegate le difficoltà nella gestione della sua terapia anticoagulante e le ragioni per cui si è scelto un particolare tipo di farmaco chiamato DOAC. L'obiettivo è comprendere come bilanciare i rischi di sanguinamento e di trombosi in situazioni complesse come questa, con un approccio attento e personalizzato.

Che cosa è successo al paziente

Un uomo di 80 anni, con una storia di malattia del fegato legata a un'infezione da virus dell'epatite C e con problemi cardiaci, ha avuto un episodio di fibrillazione atriale, cioè un battito cardiaco irregolare e veloce. Durante un accesso al Pronto Soccorso, è stato trattato con farmaci per tornare a un ritmo cardiaco normale. Gli esami hanno mostrato anche una stenosi aortica moderata (una valvola del cuore parzialmente ristretta) e un ingrossamento degli atri (le camere superiori del cuore).

Il paziente viveva da solo ma aveva un buon supporto familiare. Era seguito da anni dagli specialisti del fegato (epatologi) e assumeva diversi farmaci, tra cui l'aspirina per problemi vascolari.

Gestione iniziale e monitoraggio

Dopo l'episodio di fibrillazione atriale, si è deciso di iniziare con una terapia che rallentasse il battito e una bassa dose di digitale (un farmaco per il cuore), mantenendo l'aspirina. Il paziente è stato seguito con controlli regolari per valutare la funzione del fegato, del rene e il rischio di sanguinamento, controllando parametri come l'emoglobina (Hb), le piastrine, l'albumina e la funzione renale.

In seguito, il paziente ha avuto una recidiva di fibrillazione atriale, trattata con eparina a basso peso molecolare (EBPM), un tipo di anticoagulante somministrato per via iniettiva.

Progressione della malattia e scelta del trattamento anticoagulante

Nel tempo, il paziente ha sviluppato una trombosi di un ramo della vena porta (una vena importante del fegato), che può peggiorare la fibrosi del fegato e aumentare il rischio di sanguinamento dalle varici (vene dilatate nel tratto gastrointestinale). Per questo motivo, si è deciso di iniziare un anticoagulante orale chiamato Edoxaban, appartenente alla famiglia dei DOAC (anticoagulanti orali diretti).

La scelta di Edoxaban è stata fatta considerando:

  • Praticità e sicurezza: il paziente non deve fare frequenti controlli del sangue come con i farmaci tradizionali (VKA), e la dose può essere adattata facilmente in base a peso, età e funzione renale.
  • Minore rischio di danni al fegato: Edoxaban sembra causare meno effetti tossici al fegato rispetto ad altri anticoagulanti.
  • Minore interferenza con il cibo: il paziente può assumere il farmaco con o senza pasti senza problemi.
  • Minore impatto sulla funzione renale: importante perché il paziente ha una malattia renale cronica associata.
  • Possibilità di gestire meglio eventuali sanguinamenti: gli antidoti per i DOAC sono più rapidi ed efficaci rispetto a quelli per i farmaci tradizionali, facilitando il controllo di emergenze.

Monitoraggio e gestione delle complicanze

Durante il trattamento con Edoxaban, il paziente è stato seguito con controlli regolari per verificare la stabilità della funzione epatica, renale e la presenza di anemia o sanguinamenti. Quando la sua malattia epatica è peggiorata temporaneamente, il farmaco è stato sospeso e poi reintrodotto quando la situazione si è stabilizzata.

Il paziente ha anche avuto episodi di bradicardia (battito lento) e blocchi atrioventricolari, che hanno richiesto l'impianto di un pacemaker per regolare il battito cardiaco.

Considerazioni generali sul caso

La gestione di un paziente con problemi sia cardiaci che epatici è complessa. Il rischio di sanguinamento è elevato a causa della malattia del fegato, ma anche il rischio di trombosi (formazione di coaguli) è importante. È fondamentale bilanciare questi rischi con attenzione.

In questo caso, la scelta di iniziare un anticoagulante orale diretto (DOAC) è stata fatta dopo un'attenta valutazione e monitoraggio, con un supporto familiare adeguato e una stretta collaborazione tra cardiologi ed epatologi.

Perché i DOAC sono una scelta valida in questi pazienti

  • Permettono una gestione più semplice rispetto ai farmaci tradizionali, senza bisogno di frequenti controlli del sangue.
  • Hanno un profilo di sicurezza favorevole, con minore rischio di danni al fegato e ai reni.
  • Offrono una migliore risposta in caso di sanguinamenti grazie agli antidoti disponibili.
  • Consentono una personalizzazione della dose in base alle caratteristiche del paziente.

In conclusione

Il caso descritto mostra come, in un paziente anziano con malattia epatica e cardiaca complessa, la scelta di un anticoagulante orale diretto (DOAC) come Edoxaban possa essere efficace e sicura se accompagnata da un attento monitoraggio clinico e laboratoristico. La collaborazione tra specialisti e il supporto familiare sono elementi chiave per gestire al meglio il rischio di trombosi e sanguinamento in queste situazioni delicate.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Giorgio Ghigliotti

Conversazione interattiva sul contenuto

discussione medico-scientifica con genIA