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Articolo per pazienti Pubblicato: 04/06/2019 Lettura: ~2 min

Uso dei biomarker cardiaci per stimare la dimensione dell’infarto nelle prime fasi dello STEMI

Fonte
Tiller C et al. Eur J Intern Med. Epub ahead of print. 2019 doi: 10.1016/j.ejim.2019.03.001.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Giulia Rivasi Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Quando si verifica un infarto del cuore con un particolare tipo di danno chiamato STEMI, è importante capire quanto è estesa l’area colpita. Alcuni esami del sangue, chiamati biomarker cardiaci, possono aiutare a stimare questa dimensione fin dalle prime ore. Qui spieghiamo come questi esami possono essere usati insieme per avere un quadro più preciso.

Che cosa sono i biomarker cardiaci?

I biomarker cardiaci sono sostanze che si trovano nel sangue e che aumentano quando il cuore è danneggiato. Nel caso dello STEMI, un tipo di infarto grave, questi valori possono aiutare i medici a capire quanto tessuto cardiaco è stato colpito.

Biomarker usati nello studio

  • Troponina T ad elevata sensibilità (hsTnT): è il biomarker principale per valutare il danno al cuore.
  • NT-pro-BNP: una sostanza che aumenta quando il cuore è sotto stress.
  • Rapporto neutrofili/linfociti: un valore che indica la risposta infiammatoria del corpo.

Cosa è stato fatto nello studio

Un gruppo di 161 pazienti con STEMI è stato osservato fin dall’ingresso in ospedale. A tutti sono stati misurati i livelli di hsTnT, NT-pro-BNP e il rapporto neutrofili/linfociti. Dopo circa 3 giorni, è stata fatta una risonanza magnetica per vedere quanto era grande l’area dell’infarto.

Risultati principali

  • I pazienti con infarti più grandi (più del 19% del cuore colpito) avevano valori più alti di tutti e tre i biomarker.
  • La combinazione di questi tre esami era più precisa nel prevedere infarti di grandi dimensioni rispetto alla sola misurazione della troponina T.

Cosa significa questo per i pazienti

Misurare insieme questi biomarker all’ingresso in ospedale può aiutare i medici a capire meglio l’estensione del danno al cuore. Questo può essere utile per pianificare il trattamento e il monitoraggio successivo.

In conclusione

Per stimare con maggiore precisione la dimensione dell’infarto nelle prime ore dello STEMI, è utile valutare non solo la troponina T, ma anche altri biomarker come NT-pro-BNP e il rapporto neutrofili/linfociti. Questa combinazione fornisce informazioni più complete sul danno cardiaco.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Giulia Rivasi

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