Che cosa significa rischio cardiovascolare residuo
Il rischio cardiovascolare residuo è il rischio che rimane di avere un nuovo problema al cuore o ai vasi sanguigni anche dopo aver ricevuto cure e trattamenti. Questo rischio è particolarmente alto nelle persone che hanno già avuto un evento come un infarto o un ictus.
La situazione attuale
- Negli ultimi decenni, grazie ai progressi della medicina, la mortalità per malattie cardiache e ictus è diminuita di molto.
- Tuttavia, queste malattie restano la prima causa di morte e di problemi di salute nel mondo.
- In Europa, nel 2015, oltre 5 milioni di persone sono morte per malattie cardiovascolari.
- In Italia, ogni anno muoiono circa 850-900 persone ogni 100.000 abitanti per queste cause.
Questi dati mostrano che si è migliorata la gestione delle emergenze, ma è necessario concentrarsi anche sulla cura a lungo termine delle persone che hanno avuto un evento cardiovascolare.
Perché è importante la prevenzione secondaria
Quando una persona ha avuto un infarto o un ictus, diventa un paziente cronico con un rischio elevato di nuovi eventi, che possono essere più gravi e costosi da trattare.
- Circa il 10% di questi pazienti ha un nuovo evento entro un anno.
- Il 20% ne ha uno entro quattro anni.
Per questo, la prevenzione secondaria – cioè le cure e le attenzioni dopo il primo evento – è fondamentale per migliorare la qualità della vita e ridurre i costi sociali.
Le difficoltà nella gestione dopo la dimissione
Molti pazienti non vengono inseriti in un percorso organizzato che segua la loro salute dopo l'uscita dall'ospedale. Questo può portare a:
- Trattamenti non adeguati.
- Bassa adesione alle terapie prescritte.
- Stili di vita non corretti.
Ad esempio, mentre il controllo della pressione arteriosa è migliorato, il trattamento del colesterolo alto (ipercolesterolemia) non è ancora ottimale. Circa la metà dei pazienti non raggiunge i livelli raccomandati di colesterolo LDL, che è il cosiddetto "colesterolo cattivo".
L'importanza di mantenere bassi i livelli di colesterolo LDL
Per ridurre il rischio di nuovi eventi, è importante mantenere il colesterolo LDL sotto una certa soglia, idealmente sotto i 70 mg/dl. Lo studio EUROASPIRE V ha mostrato che, nonostante l'uso diffuso di farmaci per abbassare il colesterolo, solo il 32% dei pazienti in prevenzione secondaria raggiunge questo obiettivo.
Inoltre, molti pazienti smettono di assumere correttamente i farmaci nel tempo, perdendo così i benefici della terapia.
Le cause della bassa adesione alle terapie
- Scarsa attenzione al controllo del colesterolo da parte di medici e pazienti.
- Mancanza di percorsi organizzati per seguire i pazienti dopo la dimissione.
- Scarsa comunicazione tra ospedale e assistenza territoriale.
- Informazioni insufficienti o poco chiare per i pazienti.
Questi fattori possono far sottovalutare la gravità della situazione e ridurre la motivazione a seguire le cure.
Nuove terapie per l'ipercolesterolemia
Recentemente sono stati sviluppati farmaci innovativi chiamati inibitori di PCSK9, come Evolocumab e Alirocumab, che agiscono su una proteina importante per regolare il colesterolo LDL nel sangue.
Questi farmaci, somministrati con un'iniezione sotto la pelle, possono ridurre il colesterolo LDL fino al 60%.
Lo studio FOURIER ha dimostrato che, in pazienti con malattia cardiovascolare, l'uso di Evolocumab ha ridotto significativamente il rischio di nuovi infarti, ictus e altre complicazioni.
Inoltre, lo studio EBBINGHAUS ha confermato che questi farmaci non causano problemi alla memoria o ad altre funzioni cognitive, anche a livelli molto bassi di colesterolo LDL.
In conclusione
Dopo un evento cardiovascolare, è essenziale seguire un percorso di prevenzione strutturato per ridurre il rischio di nuovi problemi. Mantenere sotto controllo i fattori di rischio, in particolare il colesterolo LDL, è fondamentale. Nuove terapie efficaci possono aiutare a raggiungere questo obiettivo, migliorando la salute e la qualità della vita dei pazienti.