Chi è il paziente
Si tratta di un uomo di 78 anni, in pensione e sposato, con tre figli. Ha una pressione alta da circa 10 anni e prende farmaci per questo problema. Ha anche il colesterolo alto, per cui assume una medicina specifica. In passato ha avuto un intervento al cuore (una procedura chiamata PCI), soffre di reflusso gastroesofageo e ha un'ernia iatale. Inoltre, ha una fibrillazione atriale ricorrente, cioè un'irregolarità del battito cardiaco, per cui prendeva una terapia anticoagulante tradizionale (TAO). Nel 2016 gli è stato impiantato un pacemaker a causa di episodi di svenimento.
Eventi recenti e sintomi
Nel 2018 è andato al pronto soccorso per palpitazioni e fastidio al petto; gli esami non hanno mostrato problemi acuti e la fibrillazione atriale sembrava risolta da sola. Gli è stata prescritta una terapia con aspirina (ASA), un farmaco per lo stomaco (Esomeprazolo) e Amiodarone, un medicinale per il cuore, oltre ai farmaci che già prendeva.
Nel gennaio 2019, durante una visita di controllo, ha riferito dolore al petto e difficoltà a respirare da circa 15 giorni.
Esami e valutazioni
- L'esame obiettivo (controllo di orecchie, occhi, gola) non ha mostrato problemi.
- La pressione arteriosa era alta (180/60 mmHg).
- L'ecocardiogramma, un esame che guarda il cuore con gli ultrasuoni, ha mostrato che il ventricolo sinistro (la parte principale del cuore che pompa il sangue) ha dimensioni normali e funziona bene.
- È stata rilevata una leggera ispessimento del muscolo cardiaco e una moderata insufficienza della valvola aortica, cioè la valvola non chiude perfettamente.
- Le altre parti del cuore erano nella norma, con la presenza del pacemaker.
- L'elettrocardiogramma (ECG) ha confermato la fibrillazione atriale con un battito irregolare a circa 97 battiti al minuto.
Rischio di embolia e scelta della terapia
Il cardiologo ha spiegato al paziente che la fibrillazione atriale aumenta il rischio di formazione di coaguli nel cuore. Questi coaguli possono viaggiare fino al cervello e causare un ictus. Il rischio è ancora più alto perché il paziente ha anche pressione alta e diabete. Questo rischio viene valutato con un punteggio chiamato CHA2DS2-VASc, che nel suo caso è 5, un valore che indica un rischio elevato.
Per questo motivo, il medico ha deciso di cambiare la terapia anticoagulante tradizionale (TAO) con un nuovo tipo di farmaco chiamato NAO (Nuovo Anticoagulante Orale), in particolare Edoxaban. Questo farmaco è efficace, sicuro e facile da usare perché si prende una volta al giorno e ha poche interazioni con altri medicinali.
La scelta del dosaggio più basso (30 mg) è stata fatta considerando che il paziente pesa 55 kg e ha una funzione renale normale (creatinina 1,1 mg/dl), condizioni che richiedono un dosaggio ridotto per sicurezza.
Follow-up e adesione alla terapia
Alla visita di controllo successiva, il paziente ha riferito di seguire attentamente la terapia prescritta e di aver compreso l'importanza di prevenire il rischio di embolia associato alla fibrillazione atriale.
In conclusione
Questo caso mostra l'importanza di valutare attentamente i rischi legati alla fibrillazione atriale, soprattutto in presenza di altre condizioni come ipertensione e diabete. La scelta di una terapia anticoagulante moderna e personalizzata aiuta a ridurre il rischio di ictus, migliorando la sicurezza e la qualità della vita del paziente.