Che cosa è stato studiato
Un gruppo di ricercatori italiani ha analizzato i dati di oltre 22.000 adulti partecipanti a uno studio chiamato Moli-sani, iniziato tra il 2005 e il 2010. L'obiettivo era capire se chi mangiava peperoncino più spesso avesse un rischio diverso di morire rispetto a chi lo consumava raramente o mai.
Come è stato misurato il consumo di peperoncino
Il consumo di peperoncino è stato valutato tramite un questionario che chiedeva con quale frequenza veniva consumato. Le persone sono state divise in gruppi a seconda di quanto spesso mangiavano peperoncino:
- Mai o raramente
- Fino a 2 volte a settimana
- Da più di 2 a 4 volte a settimana
- Più di 4 volte a settimana
Risultati principali
Dopo circa 8 anni di osservazione, sono stati registrati 1.236 decessi. Chi consumava peperoncino più di 4 volte a settimana aveva un rischio inferiore di:
- Morte per qualsiasi causa (rischio ridotto del 23%)
- Morte per malattie cardiovascolari, cioè problemi al cuore e ai vasi sanguigni (rischio ridotto del 34%)
- Cardiopatia ischemica, una malattia del cuore causata da problemi di circolazione (rischio ridotto del 44%)
- Morte per ictus, cioè problemi legati al cervello causati da problemi di circolazione (rischio ridotto del 61%)
Altri dettagli importanti
Questi benefici erano presenti indipendentemente dalla presenza di altri fattori di rischio o dall'adesione a una dieta mediterranea. L'effetto protettivo del peperoncino è stato più evidente in chi non aveva la pressione alta.
Tra i vari indicatori biologici legati alle malattie cardiovascolari, solo la vitamina D nel sangue sembrava avere un ruolo marginale in questa associazione.
In conclusione
Lo studio suggerisce che un consumo regolare di peperoncino è associato a un minor rischio di morte totale e per malattie del cuore, anche tenendo conto di altri fattori di salute e dieta. Questo risultato evidenzia un possibile beneficio del peperoncino nella dieta quotidiana della popolazione mediterranea adulta.