Che cosa significa avere malattia coronarica e diabete
La malattia coronarica riguarda le arterie del cuore che possono essere ostruite da placche, riducendo il flusso di sangue. Quando si associa al diabete, il rischio di eventi gravi come infarti o ictus aumenta molto. Infatti, il diabete non solo è un fattore di rischio, ma aggrava la situazione in chi ha già problemi cardiaci.
Perché il rischio è più alto nei pazienti con diabete
- La malattia coronarica nei diabetici spesso coinvolge più arterie, con placche che possono diventare instabili e causare trombi (coaguli).
- Questi pazienti hanno un sangue più "appiccicoso" e più incline a formare coaguli, a causa di un aumento dell'attività delle piastrine e di fattori della coagulazione.
- Spesso hanno anche pressione alta e problemi renali che peggiorano l'infiammazione e la tendenza a formare coaguli.
- Il rischio di ictus è più alto, anche per la presenza di altre condizioni come la fibrillazione atriale o placche nelle arterie del collo.
- Possono sviluppare problemi al cuore come la ridotta capacità di pompare sangue, anche senza sintomi evidenti.
Come si tratta il paziente con malattia coronarica e diabete
Le linee guida raccomandano un approccio completo che comprende:
- Modifiche dello stile di vita: dieta sana, attività fisica e controllo del peso.
- Farmaci per controllare la glicemia, privilegiando quelli che migliorano anche la prognosi come le gliflozine e i GLP-1.
- Farmaci per abbassare il colesterolo LDL a valori molto bassi (sotto 55 mg/dl).
- Controllo della pressione arteriosa.
- Trattamenti per ridurre la formazione di coaguli nel sangue, personalizzati in base al rischio di trombosi e di sanguinamento.
La terapia antitrombotica: Dual Pathway Inhibition (DPI)
Una nuova strategia terapeutica importante è la Dual Pathway Inhibition, che combina due farmaci:
- Aspirina (ASA), che riduce l'attivazione delle piastrine.
- Rivaroxaban a basso dosaggio (2,5 mg due volte al giorno), che inibisce la formazione di fibrina, una proteina fondamentale per la formazione dei coaguli.
Questa combinazione agisce su due vie diverse della coagulazione, riducendo la formazione di trombi più efficacemente rispetto alla sola aspirina. Il rischio di sanguinamenti aumenta, ma può essere gestito scegliendo bene i pazienti da trattare.
Risultati degli studi clinici
Lo studio COMPASS ha dimostrato che questa terapia:
- Riduce del 26% il rischio di eventi gravi come infarto, ictus e morte per cause cardiovascolari.
- Abbassa la mortalità globale del 23% e quella cardiovascolare del 25%.
- Taglia del 50% il rischio di ictus ischemico.
- È efficace sia nei pazienti con diabete sia in quelli senza, ma il beneficio è maggiore nei diabetici.
- Non aumenta significativamente il rischio di sanguinamenti gravi nei diabetici rispetto ai non diabetici.
Il trattamento è particolarmente utile se iniziato dopo 12 mesi da un evento cardiaco acuto o dopo 6 mesi da un intervento di angioplastica elettiva.
Quando il beneficio è maggiore
Il beneficio della terapia DPI è ancora più evidente in pazienti con:
- Malattia vascolare periferica (problemi alle arterie delle gambe).
- Funzione renale ridotta.
- Insufficienza cardiaca o fibrillazione atriale.
In conclusione
I pazienti con malattia coronarica e diabete sono ad alto rischio di eventi cardiovascolari gravi. Un trattamento completo che includa modifiche dello stile di vita, controllo della glicemia e del colesterolo, gestione della pressione e una terapia antitrombotica personalizzata è fondamentale. La combinazione di aspirina e rivaroxaban a basso dosaggio rappresenta una nuova e promettente strategia per ridurre in modo significativo il rischio di infarti, ictus e morte cardiovascolare in questi pazienti, con un buon equilibrio tra benefici e rischi.