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Articolo per pazienti Pubblicato: 27/02/2020 Lettura: ~3 min

Fibrillazione atriale, insufficienza renale e terapia combinata: cosa considerare

Fonte
Matteo Ruzzolini, UO Cardiologia, Ospedale S. G. Calibita Fatebenefratelli Isola Tiberina, Roma

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Matteo Ruzzolini Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1117 Sezione: 34

Introduzione

Questo testo parla di un caso medico complesso che coinvolge un paziente con problemi al cuore e ai reni. L'obiettivo è spiegare in modo semplice come si scelgono i farmaci e i dosaggi più adatti, tenendo conto di vari rischi e condizioni. È importante capire come bilanciare la protezione contro i coaguli con la sicurezza nell'uso dei medicinali.

Il caso del paziente

Si tratta di un uomo di 65 anni con diverse condizioni mediche:

  • Ipertensione, trattata con un farmaco chiamato nebivololo.
  • Ipercolesterolemia (colesterolo alto), curata con atorvastatina.
  • Arteriopatia carotidea, cioè un restringimento moderato delle arterie del collo.
  • Funzione renale moderatamente compromessa, con un valore chiamato filtrato glomerulare (GFR) di 48 ml/min, stabile negli anni.
  • Fibrillazione atriale persistente da circa 2 anni, una condizione del ritmo cardiaco che richiede terapia anticoagulante con Dabigatran.

Evento acuto e interventi

Il paziente si è presentato in ospedale per un dolore al petto, con diagnosi di infarto miocardico senza sopraslivellamento del tratto ST (NSTEMI). Durante il ricovero:

  • È stato sospeso il Dabigatran e iniziata una terapia con farmaci antiaggreganti (Clopidogrel e Aspirina) per prevenire la formazione di coaguli.
  • È stata eseguita una coronarografia che ha mostrato ostruzioni nelle arterie del cuore, trattate con angioplastica e stent medicati.

Scelta del dosaggio di Dabigatran

Dopo l’intervento, è stato necessario riprendere la terapia anticoagulante per la fibrillazione atriale. Il dubbio riguardava il dosaggio di Dabigatran:

  • Il paziente aveva in precedenza assunto 110 mg due volte al giorno, probabilmente per la funzione renale ridotta.
  • Le linee guida indicano che per un filtrato glomerulare tra 30 e 50 ml/min si può scegliere tra 110 mg o 150 mg due volte al giorno, valutando le caratteristiche cliniche e il rischio di sanguinamento.
  • Lo studio Rely ha dimostrato che entrambi i dosaggi sono efficaci indipendentemente dalla funzione renale.
  • Il dosaggio raccomandato dalla scheda tecnica è 150 mg due volte al giorno, mentre 110 mg è consigliato in caso di alto rischio di sanguinamento.

Nel caso specifico:

  • Il rischio di sanguinamento, valutato con lo score HAS-BLED, era intermedio (punteggio 2).
  • Il rischio di formazione di coaguli era elevato.
  • La funzione renale era stabile negli ultimi anni.

Perciò si è scelto di usare il dosaggio di 150 mg due volte al giorno, basandosi anche sui dati dello studio REDUAL PCI.

La terapia combinata e il follow-up

Il paziente ha ricevuto una triplice terapia (Clopidogrel, Aspirina e Dabigatran 150 mg due volte al giorno) per 3 mesi, con controlli che hanno confermato la stabilità della funzione renale.

Dopo questo periodo, la terapia è stata ridotta a una duplice combinazione (Clopidogrel e Dabigatran 150 mg due volte al giorno).

Le scelte future

Al termine di 12 mesi di terapia combinata, si dovranno valutare diverse opzioni:

  • Continuare con la duplice terapia, mantenendo il dosaggio di 150 mg o riducendolo a 110 mg due volte al giorno.
  • Passare a una terapia con solo anticoagulante, scegliendo tra 150 mg o 110 mg due volte al giorno.

Queste decisioni dipenderanno dal bilancio tra rischio di sanguinamento e rischio di formazione di coaguli, sempre seguendo le indicazioni delle linee guida.

In conclusione

In questo caso complesso, la scelta del dosaggio e della combinazione di farmaci anticoagulanti e antiaggreganti deve considerare:

  • La funzione renale e la sua stabilità nel tempo.
  • Il rischio di sanguinamento, valutato con strumenti specifici.
  • Il rischio di eventi trombotici, come infarti o ictus.

È fondamentale trovare un equilibrio per proteggere il paziente senza aumentare eccessivamente il rischio di complicazioni.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Matteo Ruzzolini

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