Che cosa significa la terapia anticoagulante nella fibrillazione atriale durante il COVID-19
La fibrillazione atriale è un disturbo del ritmo cardiaco che aumenta il rischio di formazione di coaguli nel sangue. Per prevenire eventi come l'ictus, si usano farmaci anticoagulanti, cioè medicine che aiutano a mantenere il sangue fluido.
Esistono due tipi principali di anticoagulanti orali:
- Antagonisti della vitamina K (per esempio il warfarin), che richiedono controlli frequenti del sangue per regolare la dose.
- Nuovi anticoagulanti orali (NAO), che hanno un dosaggio fisso e non necessitano di controlli periodici del sangue.
Le difficoltà durante il periodo di emergenza COVID-19
Durante il lockdown e la pandemia, è diventato più complicato per i pazienti:
- Recarsi ai centri per il controllo del sangue (INR), necessari per chi usa antagonisti della vitamina K.
- Ricevere assistenza immediata dai medici di famiglia, spesso impegnati nella gestione dei pazienti con COVID-19.
- Accedere alle visite specialistiche ospedaliere, ridotte per limitare la diffusione del virus.
Questi problemi possono rendere difficile mantenere una terapia sicura ed efficace, soprattutto per chi usa farmaci che richiedono controlli frequenti.
Perché i nuovi anticoagulanti orali (NAO) sono preferibili in questo periodo
I NAO sono particolarmente utili perché:
- Hanno un dosaggio fisso e non necessitano di controlli frequenti del sangue.
- Hanno un'efficacia simile o superiore nella prevenzione dell'ictus rispetto agli antagonisti della vitamina K.
- Presentano un rischio minore di sanguinamenti gravi, come quelli cerebrali.
Quindi, per i pazienti con fibrillazione atriale, l'uso dei NAO è raccomandato anche indipendentemente dalla situazione COVID-19.
Problemi legati alla diagnosi e alla prescrizione durante la pandemia
La riduzione delle visite mediche e la paura di andare in ospedale possono far sì che molti nuovi casi di fibrillazione atriale non vengano diagnosticati. Questo può portare a un aumento degli ictus non prevenuti.
Per questo motivo, sarebbe utile semplificare le modalità di prescrizione dei NAO, così da facilitare l'accesso alla terapia durante l'emergenza.
Gestione domiciliare dei pazienti con fibrillazione atriale e COVID-19
Molti pazienti con COVID-19 a basso rischio vengono curati a casa per limitare la diffusione del virus e proteggere il personale sanitario. Questi pazienti possono ricevere farmaci per il COVID-19 come paracetamolo, idrossiclorochina, macrolidi (come l'azitromicina) e antivirali.
È importante che la scelta e l'inizio di questi trattamenti siano sempre fatti da medici esperti, che valutano la situazione clinica e le altre malattie del paziente.
Interazioni tra NAO e farmaci per il COVID-19
- Paracetamolo: nessuna interazione con i NAO.
- Idrossiclorochina: nessuna interazione con i NAO, ma può influenzare il ritmo cardiaco e va usata con cautela insieme ad altri farmaci.
- Macrolidi (azitromicina, claritromicina, eritromicina): possono aumentare i livelli di NAO nel sangue, aumentando il rischio di sanguinamento. In particolare, con claritromicina ed eritromicina è necessario ridurre la dose di Edoxaban. Con azitromicina non ci sono dati chiari, ma si consiglia prudenza.
- Antivirali (lopinavir, ritonavir, darunavir): non devono essere usati insieme ai NAO perché aumentano molto il rischio di sanguinamento. In questi casi, i NAO devono essere sospesi e sostituiti temporaneamente con un altro tipo di anticoagulante chiamato eparina a basso peso molecolare.
In conclusione
Durante la pandemia di COVID-19, la gestione della terapia anticoagulante nei pazienti con fibrillazione atriale è più complessa a causa delle difficoltà di accesso ai controlli e alle visite mediche. I nuovi anticoagulanti orali (NAO) rappresentano una scelta più semplice e sicura in questo contesto, ma è importante considerare le possibili interazioni con i farmaci usati per il COVID-19. La supervisione medica rimane fondamentale per garantire un trattamento efficace e sicuro.