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Articolo per pazienti Pubblicato: 23/12/2019 Lettura: ~3 min

Gestire le interazioni farmacologiche in un paziente con fibrillazione atriale e HIV

Fonte
Pierini S. Gestione delle interazioni farmacologiche in pazienti con fibrillazione atriale e terapia antiretrovirale. European Heart Journal 2018; 39: 1330-1393; Pharmacological Research 2018; 135: 60-79.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Simona Pierini Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1218 Sezione: 64

Introduzione

Questo testo racconta la storia di un uomo di 72 anni con diverse condizioni di salute, tra cui una forma persistente di fibrillazione atriale e un'infezione da HIV. Viene spiegato come i medici hanno valutato e gestito le possibili interazioni tra i farmaci che assume, per garantire un trattamento sicuro ed efficace. L'obiettivo è far comprendere l'importanza di un attento controllo medico quando si usano più farmaci insieme.

Il caso clinico

Un uomo di 72 anni, con obesità e una storia di gastrite cronica, è stato seguito dopo la diagnosi di fibrillazione atriale persistente. È positivo all'infezione da HIV da circa 20 anni e assume una terapia antiretrovirale da lungo tempo. Presenta anche altre condizioni come ipertensione arteriosa, diabete di tipo 2, ipercolesterolemia e una lieve malattia vascolare.

Al momento della visita, il paziente assumeva diversi farmaci, tra cui:

  • pantoprazolo (per la gastrite);
  • bisoprololo, flecainide e diltiazem (per il cuore e l'aritmia);
  • irbesartan e canrenone (per la pressione alta);
  • farmaci per il diabete (gliclazide e metformina);
  • rosuvastatina (per il colesterolo);
  • eparina a basso peso molecolare (anticoagulante);
  • terapia antiretrovirale per l'HIV (emtricitabina, rilpivirina, tenofovir alafenamide).

Valutazione clinica e problemi emersi

Il paziente riferiva sensazioni di vertigini e quasi svenimenti, con misurazioni di pressione bassa e battito cardiaco lento. L'elettrocardiogramma mostrava un ritmo cardiaco regolare ma con un rallentamento nella conduzione elettrica del cuore.

Gli esami del sangue indicavano una funzione renale nella norma, ma con valori che possono essere sovrastimati a causa del peso corporeo elevato. Per questo motivo è stata usata una formula più precisa per valutare la funzione dei reni.

Dato il quadro clinico, è stato deciso di sospendere alcuni farmaci (diltiazem, irbesartan e diuretico) per ridurre gli effetti collaterali e valutare la terapia anticoagulante più adatta, considerando il rischio di eventi trombotici (calcolato con il punteggio CHA2DS2-VASc pari a 4) e la terapia antiretrovirale in corso.

Interazioni tra farmaci antiretrovirali e anticoagulanti

I farmaci per l'HIV assunti dal paziente hanno caratteristiche importanti da considerare:

  • Emtricitabina: ha un basso rischio di interazioni con altri farmaci.
  • Rilpivirina: viene metabolizzata da un enzima chiamato CYP3A; farmaci che modificano questo enzima possono alterarne l'effetto. Inoltre, la rilpivirina può influenzare una proteina chiamata P-glicoproteina (P-gp), che regola il trasporto di molti farmaci.
  • Tenofovir alafenamide: è trasportato da proteine come la P-gp e la BCRP, quindi farmaci che ne modificano l'attività possono influenzarne l'assorbimento.

È importante evitare farmaci che aumentano o diminuiscono troppo l'attività del CYP3A per non compromettere l'efficacia o aumentare gli effetti collaterali della rilpivirina.

Le linee guida del 2018 dell'European Heart Rhythm Association (EHRA) sconsigliano l'uso contemporaneo di anticoagulanti orali diretti (NOACs) con farmaci antiretrovirali, a causa del rischio di interazioni. Tuttavia, ogni anticoagulante ha un diverso profilo di interazioni:

  • Tutti i NOACs sono influenzati dalla P-gp.
  • Hanno differenze nelle interazioni con gli enzimi CYP e con la proteina BCRP.
  • L'edoxaban, in particolare, non ha mostrato interazioni significative con i farmaci antivirali.

Scelta terapeutica e follow-up

Per questi motivi, è stato scelto di iniziare la terapia anticoagulante con edoxaban a 60 mg, dopo aver spiegato al paziente l'importanza di un attento controllo e i possibili rischi.

Dopo più di un anno, il paziente non ha avuto eventi avversi legati alla terapia. La terapia antipertensiva è stata reintrodotta, e sono stati osservati alcuni episodi di fibrillazione atriale, ma ben tollerati e controllati.

Il paziente ha rifiutato più volte l'ablazione dell'aritmia, ma con un monitoraggio accurato e una buona collaborazione, è stato possibile gestire la situazione in sicurezza.

In conclusione

In situazioni complesse come quella di questo paziente, con diverse malattie e terapie in corso, è possibile utilizzare con successo gli anticoagulanti orali diretti, scegliendo con attenzione il farmaco più adatto e monitorando attentamente il paziente. Una buona comunicazione e collaborazione tra medico e paziente sono fondamentali per garantire la sicurezza e l'efficacia del trattamento.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Simona Pierini

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