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Articolo per pazienti Pubblicato: 07/11/2019 Lettura: ~3 min

Siamo pronti a oltrepassare i limiti?

Fonte
Simona Pierini, Responsabile U.O.S. UTIC, U.O.C. CARDIOLOGIA, ASST Nord Milano – Ospedale E. Bassini. Bibliografia: 1) Reed et al. Res Pract Thromb Haemost. 2018;2:291–298. 2) Sciascia et al. Intern Emerg Med 2017. 3) Merella et al. Giornale Italiano di Nefrologia 2019.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Simona Pierini Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1117 Sezione: 34

Introduzione

Questo racconto parla di un uomo di 68 anni con diverse malattie croniche, tra cui il diabete e problemi ai reni, che ha affrontato complesse cure cardiologiche e renali. Il suo caso mostra le sfide e le scelte difficili nella gestione di malattie gravi, ma anche la possibilità di mantenere una vita attiva nonostante le difficoltà.

Chi è il paziente e quali sono le sue condizioni

Si tratta di un uomo di 68 anni con ipertensione e diabete di tipo 2 da molti anni, che ha sviluppato problemi ai reni molto gravi, arrivando allo stadio V di insufficienza renale. Per questo motivo, da circa due anni, fa la dialisi peritoneale a casa, una procedura che lo aiuta a filtrare il sangue e che lui gestisce in modo autonomo. Nonostante la malattia, conduce una vita molto attiva e viaggia spesso anche all'estero.

Problemi cardiaci e interventi eseguiti

Nel 2014, durante controlli medici, è stata trovata una ischemia inducibile, cioè una riduzione temporanea del flusso di sangue al cuore durante lo sforzo. Questo ha portato a una coronarografia, un esame che mostra le arterie del cuore, dove è stata scoperta una stenosi critica (restringimento importante) in una delle arterie principali, con alcune altre lesioni meno gravi.

Per curare questa situazione, è stata fatta un'angioplastica con l'impianto di uno stent medicato, un piccolo tubicino che mantiene aperta l'arteria.

Nuovi sintomi e ulteriori trattamenti

Dopo un periodo in cui si sentiva abbastanza bene, l'uomo ha iniziato a manifestare fiato corto e stanchezza durante lo sforzo. Un nuovo ecocardiogramma ha mostrato un problema di movimento in una parte del cuore, così è stato ricoverato per un altro controllo coronarografico.

Questo ha evidenziato un peggioramento delle malattie alle arterie del cuore, con calcificazioni e restringimenti severi. Sono stati quindi impiantati altri stent medicati in due arterie principali, con ottimi risultati.

Complicazioni e gestione della terapia anticoagulante

Qualche tempo dopo, il paziente è arrivato in pronto soccorso per un palpitazione cardiaca ed è stata diagnosticata una fibrillazione atriale, un ritmo cardiaco irregolare. È stato ricoverato e trattato con farmaci per migliorare la funzione del cuore e per prevenire la formazione di coaguli.

Il paziente ha un alto rischio di trombi (coaguli) e anche un alto rischio di sanguinamenti. Per questo motivo, dopo due mesi dall'ultimo intervento, si è deciso di modificare la terapia per ridurre il rischio di sanguinamenti, passando da una doppia antiaggregazione piastrinica (due farmaci che impediscono alle piastrine di attaccarsi) a una terapia combinata con un anticoagulante e un solo antiaggregante.

Scelte difficili nella terapia anticoagulante

Un problema importante è quale anticoagulante usare in un paziente in dialisi peritoneale con una parte di funzione renale ancora presente. Tradizionalmente si usa il warfarin, ma questo farmaco può aumentare la calcificazione delle arterie nei pazienti dializzati.

Recentemente, alcuni studi suggeriscono che si possa usare con cautela anche una nuova classe di farmaci chiamati DOAC (anticoagulanti orali diretti), in particolare rivaroxaban e apixaban a basse dosi, ma servono controlli molto attenti.

Il paziente preferirebbe evitare il warfarin per il tipo di vita che conduce. Per questo, insieme ai nefrologi, si sta valutando l'uso di apixaban a basse dosi o, in alternativa, una procedura chiamata chiusura percutanea dell'auricola, che può essere un'opzione per chi non può prendere anticoagulanti a causa del rischio di sanguinamenti.

In conclusione

Questo caso mostra le difficoltà nel gestire un paziente con malattie renali e cardiache gravi, che richiedono cure complesse e scelte personalizzate. È importante bilanciare i benefici e i rischi delle terapie, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione dei coaguli e il rischio di sanguinamenti. Nuove opzioni terapeutiche e procedure alternative possono offrire soluzioni, ma sempre con attenzione e monitoraggio costante.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Simona Pierini

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