Il caso clinico
Un uomo di 72 anni si presenta con tosse persistente, febbre e diarrea. Nonostante due cicli di antibiotici, i sintomi non migliorano. Ha una storia di leucemia in remissione, pressione alta e depressione, e prende alcuni farmaci per queste condizioni.
Durante la visita, si scopre che ha un battito cardiaco irregolare e veloce, chiamato fibrillazione atriale. Viene quindi inviato in pronto soccorso per una valutazione cardiologica urgente.
Diagnosi e approfondimenti
L'ecocardiogramma mostra un cuore con dimensioni e funzione normali, senza problemi alle valvole. Gli esami del sangue evidenziano una riduzione di alcuni globuli bianchi e delle piastrine, e un lieve aumento di un enzima chiamato LDH.
Vista la situazione respiratoria e il periodo di pandemia, viene fatto un tampone per il virus SARS-CoV-2 e una TAC al torace. La TAC mostra segni tipici di polmonite interstiziale bilaterale, compatibile con COVID-19.
Trattamento e problematiche
Il paziente viene ricoverato e inizia ossigenoterapia. Il tampone conferma l'infezione da COVID-19. Viene avviata una terapia antivirale e antibiotica.
Si pone il problema di quale anticoagulante usare, perché i DOAC (farmaci anticoagulanti orali) possono interagire con i farmaci antivirali, aumentando il rischio di sanguinamenti.
Studi recenti hanno mostrato che gli antivirali possono aumentare la concentrazione dei DOAC nel sangue, potenzialmente causando complicazioni emorragiche.
Scelta terapeutica
È ormai riconosciuto che l'eparina a basso peso molecolare (EBPM) è spesso preferita nei pazienti con COVID-19 perché, oltre ad anticoagulare, ha anche effetti antinfiammatori.
Tuttavia, in questo caso, il paziente è stato trasferito in un reparto con monitoraggio stretto e ha un basso rischio di sanguinamento. Per questo motivo, si è deciso di continuare il trattamento con DOAC, basandosi anche sull'esperienza positiva in pazienti con altre infezioni virali trattati con farmaci simili.
Andamento e risultati
Il paziente ha gradualmente migliorato la sua funzione respiratoria, riducendo la necessità di ossigeno fino a tornare a respirare normalmente. Durante la degenza, non ha avuto né problemi di trombosi né sanguinamenti legati alla terapia anticoagulante.
In conclusione
In alcuni casi selezionati, con un attento controllo medico e in ambiente ospedaliero, è possibile utilizzare i DOAC anche in pazienti con COVID-19 che ricevono farmaci antivirali. Questa scelta deve sempre essere valutata con attenzione dal medico, considerando i rischi e i benefici per ogni singolo paziente.