Che cos'è la cardiomiopatia ipertrofica (CMI)
La cardiomiopatia ipertrofica è una malattia genetica del cuore molto comune, che colpisce circa 1 persona su 500. Si caratterizza per un aumento dello spessore della parete del ventricolo sinistro, la parte del cuore che pompa il sangue al corpo, senza che ciò sia dovuto ad altre cause come la pressione alta o problemi alle valvole cardiache.
Questa malattia è causata da mutazioni in geni che producono proteine importanti per il funzionamento delle cellule muscolari del cuore. La diagnosi si basa soprattutto sull'osservazione di uno spessore della parete del ventricolo sinistro superiore a 15 millimetri.
Vari tipi di ipertrofia e cause simili
La CMI può presentarsi in modi diversi, con ipertrofia che può essere asimmetrica (più spessa in alcune zone), concentrica (spessore uniforme) o localizzata all'apice del cuore. Inoltre, esistono altre malattie che sembrano simili alla CMI perché causano un ispessimento del cuore, ma hanno cause diverse: queste si chiamano fenocopie della CMI.
Le fenocopie rappresentano circa il 10% di tutti i casi di CMI e includono malattie genetiche o da accumulo di sostanze anomale, come:
- malattie mitocondriali (es. MELAS, MERFF);
- malattie da accumulo di glicogeno (es. malattia di Pompe, di Danon);
- malattie da accumulo lisosomiale (es. malattia di Fabry);
- malattie infiltrative (es. amiloidosi da catene leggere e da transtiretina);
- tossicità da farmaci (es. idrossiclorochina, tacrolimus).
Queste malattie hanno prognosi e trattamenti diversi, quindi è importante riconoscerle correttamente.
Come si fa la diagnosi
La diagnosi si basa su un'attenta valutazione clinica e strumentale, seguendo un metodo chiamato "a red flags", cioè cercando segnali particolari che suggeriscono una specifica malattia. L'analisi genetica serve spesso a confermare la diagnosi sospettata.
Due fenocopie particolarmente importanti sono la malattia di Fabry e l'amiloidosi da transtiretina, per le quali oggi esistono test non invasivi e terapie mirate.
La malattia di Fabry: accumulo dentro le cellule
La malattia di Fabry è causata da una mutazione genetica che riduce l'attività di un enzima chiamato alfa-galattosidasi A. Questo porta all'accumulo di sostanze chiamate glicosfingolipidi dentro le cellule di vari organi, incluso il cuore.
Nel cuore, l'accumulo avviene dentro le cellule muscolari, causando un aumento del loro volume e quindi un ispessimento della parete cardiaca. Questo può essere visto con l'ecocardiogramma e con l'elettrocardiogramma (ECG).
La malattia può manifestarsi in modo classico già da bambini con sintomi in vari organi, oppure in forme più lievi che colpiscono soprattutto il cuore in età adulta. Nelle donne, i sintomi possono variare a seconda di come si esprime il gene mutato.
La diagnosi si conferma con test enzimatici e genetici. Esiste una terapia sostitutiva che somministra l'enzima mancante e una terapia orale che aiuta a stabilizzare l'enzima prodotto dal corpo.
L'amiloidosi da transtiretina: accumulo fuori dalle cellule
In questa malattia, si depositano nel cuore delle sostanze proteiche anomale chiamate fibrille amiloidi, che si accumulano tra le cellule (spazio extracellulare). Questo deposito rende la parete del cuore più spessa e ne compromette la funzione.
Esistono due forme principali:
- Forma ereditaria, causata da mutazioni genetiche;
- Forma wild type o senile, che si sviluppa con l'età senza mutazioni evidenti.
Questa malattia può essere sospettata grazie a segni specifici all'ecocardiogramma e alla risonanza magnetica cardiaca, e confermata con una scintigrafia che usa radioisotopi specifici per i depositi di amiloide.
La diagnosi precisa è fondamentale perché sono disponibili terapie che possono rallentare o fermare la progressione della malattia.
In conclusione
La cardiomiopatia ipertrofica è un quadro comune che può avere cause diverse. Riconoscere la malattia specifica dietro l'ispessimento del cuore è molto importante, perché alcune forme possono essere trattate con terapie specifiche che migliorano la prognosi e la qualità della vita.
Un'attenta valutazione clinica e strumentale, seguendo segnali particolari chiamati "red flags", aiuta a fare una diagnosi corretta o a sospettare la malattia giusta nella maggior parte dei casi.
In particolare, l'amiloidosi cardiaca deve essere considerata anche quando il quadro non è quello classico di malattia restrittiva con bassi voltaggi all'ECG.