CardioLink Salute • Contenuti informativi per pazienti
Articolo per pazienti Pubblicato: 16/12/2020 Lettura: ~4 min

Biomarcatori cardiaci e COVID-19

Fonte
Enrico Vizzardi, Sezione di Malattie Cardiovascolari, Università degli Studi di Brescia

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Enrico Vizzardi Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 989 Sezione: 22

Introduzione

La malattia da COVID-19, causata da un virus chiamato SARS-CoV-2, colpisce principalmente i polmoni, ma può anche interessare il cuore. Alcuni pazienti sviluppano problemi cardiaci gravi, come infarto o infiammazione del cuore. Per questo, è importante riconoscere i segni di danno al cuore in chi ha il COVID-19. In questo testo spiegheremo il ruolo di alcuni esami del sangue, chiamati biomarcatori cardiaci, che aiutano a capire la gravità della malattia e a prevedere possibili complicazioni.

Che cosa sono i biomarcatori cardiaci nel COVID-19

Il COVID-19 è una malattia causata da un virus che ha colpito il mondo intero. Anche se colpisce soprattutto i polmoni, può causare problemi al cuore, come infarto, infiammazione del muscolo cardiaco (miocardite), insufficienza cardiaca o trombosi polmonare. Questi problemi sono più frequenti in persone con altre malattie del cuore o con pressione alta.

Per capire se il cuore è danneggiato, i medici misurano nel sangue due sostanze chiamate troponina ad alta sensibilità (hsTnI e hsTnT) e NT-proBNP. Questi sono i biomarcatori cardiaci. Se sono alti, indicano che il cuore sta soffrendo e questo può aiutare a prevedere chi rischia di avere complicazioni gravi o di peggiorare.

Cosa dicono gli studi scientifici

  • Guo et al. hanno visto che circa il 28% dei pazienti con COVID-19 aveva livelli alti di troponina, e questi avevano un rischio molto più alto di morte entro un mese.
  • Chen et al. hanno trovato che il 77% dei pazienti deceduti aveva danno al cuore e livelli molto più alti di troponina rispetto a chi è sopravvissuto.
  • Shi et al. hanno osservato che quasi il 20% dei pazienti aveva danno cardiaco e che più della metà di questi è deceduta, contro meno del 5% senza danno.
  • Inciardi et al. hanno mostrato che i pazienti con malattie cardiache e troponina alta avevano una mortalità più alta rispetto a chi non aveva problemi cardiaci.
  • Lombardi et al. hanno confermato che livelli alti di troponina sono legati a maggior rischio di morte e complicazioni durante il ricovero.
  • Altri studi (Wei et al., Zhou et al., Stefanini et al., Poterucha et al., Aggarwal et al., Yang et al., Ghio et al.) hanno confermato l'importanza di questi biomarcatori per capire la gravità della malattia e prevedere l'esito.

Il ruolo del peptide NT-proBNP

Un altro biomarcatore importante è il NT-proBNP, che indica lo stress e il funzionamento del cuore. Numerosi studi e analisi hanno mostrato che livelli alti di NT-proBNP sono associati a un rischio maggiore di morte nei pazienti con COVID-19.

  • Wei et al. hanno visto che chi aveva troponina alta e NT-proBNP alto aveva una prognosi peggiore.
  • Chen et al. hanno confermato che NT-proBNP aiuta a prevedere l'esito nei pazienti, soprattutto in chi ha sofferto di insufficienza cardiaca.
  • Gao et al. hanno individuato un valore soglia di NT-proBNP che aiuta a prevedere il rischio di morte in ospedale.
  • Altri studi italiani e internazionali (Stefanini, Shi, Inciardi, Poterucha, Yang) hanno confermato il valore prognostico di NT-proBNP.

Perché si alzano questi biomarcatori nel COVID-19

I livelli di troponina e NT-proBNP possono aumentare per diverse ragioni legate al COVID-19:

  • Instabilità di placche nelle arterie del cuore causata da una forte reazione infiammatoria del corpo.
  • Aumento del bisogno di ossigeno da parte del cuore in condizioni di difficoltà respiratoria, che può causare danno al muscolo cardiaco.
  • Danno diretto al cuore dovuto all'infiammazione, chiamato miocardite, anche se le arterie del cuore sono normali.
  • Effetti della sepsi (infezione grave) e danno ai vasi sanguigni.

Come si usa questa informazione in clinica

Misurare la troponina e l'NT-proBNP aiuta i medici a capire quanto è grave il danno al cuore e a classificare i pazienti in base al rischio. Questo permette di scegliere il percorso di cura più adatto e di monitorare più attentamente chi ha valori elevati, per intervenire tempestivamente e migliorare le possibilità di guarigione.

In conclusione

I biomarcatori cardiaci, come la troponina ad alta sensibilità e l'NT-proBNP, sono strumenti importanti per riconoscere il danno al cuore nei pazienti con COVID-19. Livelli elevati di questi indicatori sono associati a una malattia più grave e a un rischio maggiore di complicazioni e morte. Monitorarli aiuta i medici a valutare la gravità della malattia e a pianificare le cure più appropriate, migliorando così la gestione dei pazienti.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Enrico Vizzardi

Conversazione interattiva sul contenuto

discussione medico-scientifica con genIA