Che cosa significa la classificazione dello shock SCAI
La classificazione SCAI è un sistema che divide lo shock cardiaco in diversi stadi, dal meno grave al più grave. Questo aiuta i medici a capire quanto è serio il problema e a prevedere il rischio di morte.
Come è stato condotto lo studio
Lo studio ha coinvolto 5.453 pazienti ricoverati in terapia intensiva cardiologica tra il 2007 e il 2015. Tutti i pazienti hanno fatto un'ecografia del cuore entro un giorno dall'ingresso in terapia intensiva.
Parametri ecocardiografici studiati
- Frazione di eiezione del ventricolo sinistro (LVEF): misura la percentuale di sangue che il cuore pompa ad ogni battito. Valori più bassi indicano un cuore meno efficiente.
- Indice cardiaco: quantità di sangue pompata dal cuore in un minuto per metro quadrato di superficie corporea.
- Stroke volume indicizzato: volume di sangue spinto dal cuore ad ogni battito, adattato alla dimensione del corpo.
- Cardiac power output: misura della potenza del cuore nel pompare il sangue.
- Rapporto E/e’: un parametro che indica la pressione all'interno del cuore durante il riempimento, valutato con tecniche Doppler ecocardiografiche.
Risultati principali
- I pazienti con stadi più avanzati di shock avevano una funzione cardiaca peggiore, con valori più bassi di LVEF e parametri emodinamici più compromessi.
- La mortalità in ospedale era più alta nei pazienti con LVEF inferiore al 40%, indice cardiaco inferiore a 1.8 l/min/m², stroke volume indicizzato inferiore a 35 ml/m², cardiac power output inferiore a 0.6 W o rapporto E/e’ superiore a 15.
- Dopo un'analisi più approfondita, i due parametri più importanti associati a un rischio maggiore di morte erano lo stroke volume indicizzato inferiore a 35 ml/m² e il rapporto E/e’ superiore a 15.
Importanza dello studio
Questo studio mostra che alcuni parametri ecocardiografici, ottenuti con esami non invasivi, possono aiutare a identificare la gravità dello shock cardiaco e a prevedere il rischio di morte nei pazienti in terapia intensiva cardiologica. In particolare, un basso volume di sangue pompato ad ogni battito e un alto valore del rapporto E/e’ sono segnali importanti di un rischio maggiore.
In conclusione
Parametri ecocardiografici semplici e non invasivi possono fornire informazioni preziose sulla gravità dello shock cardiaco e aiutare a prevedere il rischio di morte in pazienti ricoverati in terapia intensiva cardiologica. Tra questi, il volume di sangue pompato dal cuore ad ogni battito e la pressione di riempimento del cuore sono i più utili per valutare il rischio.