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Articolo per pazienti Pubblicato: 11/02/2021 Lettura: ~3 min

Valutazione non invasiva della gravità dello shock e fattori che influenzano il rischio di morte in terapia intensiva cardiologica

Fonte
Jacob C. Jentzer et al.; J Am Coll Cardiol Cardiovasc Imaging, 2021 Feb doi/pdf/10.1016/j.jcmg.2020.05.038.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Angela Iannuzzi Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Questo studio ha esaminato come alcuni esami ecocardiografici, cioè ecografie del cuore, possono aiutare a capire la gravità dello shock cardiaco e prevedere il rischio di morte nei pazienti ricoverati in terapia intensiva cardiologica. Questi esami sono utili perché non richiedono procedure invasive e possono fornire informazioni importanti sul funzionamento del cuore.

Che cosa significa la classificazione dello shock SCAI

La classificazione SCAI è un sistema che divide lo shock cardiaco in diversi stadi, dal meno grave al più grave. Questo aiuta i medici a capire quanto è serio il problema e a prevedere il rischio di morte.

Come è stato condotto lo studio

Lo studio ha coinvolto 5.453 pazienti ricoverati in terapia intensiva cardiologica tra il 2007 e il 2015. Tutti i pazienti hanno fatto un'ecografia del cuore entro un giorno dall'ingresso in terapia intensiva.

Parametri ecocardiografici studiati

  • Frazione di eiezione del ventricolo sinistro (LVEF): misura la percentuale di sangue che il cuore pompa ad ogni battito. Valori più bassi indicano un cuore meno efficiente.
  • Indice cardiaco: quantità di sangue pompata dal cuore in un minuto per metro quadrato di superficie corporea.
  • Stroke volume indicizzato: volume di sangue spinto dal cuore ad ogni battito, adattato alla dimensione del corpo.
  • Cardiac power output: misura della potenza del cuore nel pompare il sangue.
  • Rapporto E/e’: un parametro che indica la pressione all'interno del cuore durante il riempimento, valutato con tecniche Doppler ecocardiografiche.

Risultati principali

  • I pazienti con stadi più avanzati di shock avevano una funzione cardiaca peggiore, con valori più bassi di LVEF e parametri emodinamici più compromessi.
  • La mortalità in ospedale era più alta nei pazienti con LVEF inferiore al 40%, indice cardiaco inferiore a 1.8 l/min/m², stroke volume indicizzato inferiore a 35 ml/m², cardiac power output inferiore a 0.6 W o rapporto E/e’ superiore a 15.
  • Dopo un'analisi più approfondita, i due parametri più importanti associati a un rischio maggiore di morte erano lo stroke volume indicizzato inferiore a 35 ml/m² e il rapporto E/e’ superiore a 15.

Importanza dello studio

Questo studio mostra che alcuni parametri ecocardiografici, ottenuti con esami non invasivi, possono aiutare a identificare la gravità dello shock cardiaco e a prevedere il rischio di morte nei pazienti in terapia intensiva cardiologica. In particolare, un basso volume di sangue pompato ad ogni battito e un alto valore del rapporto E/e’ sono segnali importanti di un rischio maggiore.

In conclusione

Parametri ecocardiografici semplici e non invasivi possono fornire informazioni preziose sulla gravità dello shock cardiaco e aiutare a prevedere il rischio di morte in pazienti ricoverati in terapia intensiva cardiologica. Tra questi, il volume di sangue pompato dal cuore ad ogni battito e la pressione di riempimento del cuore sono i più utili per valutare il rischio.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Angela Iannuzzi

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