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Articolo per pazienti Pubblicato: 12/04/2021 Lettura: ~4 min

Polmonite da SARS-CoV-2: il cuore del problema?

Fonte
Maria-Anna Russo, Sabina Villalta; Ospedali di Venezia e Castelfranco Veneto; Bibliografia inclusa nel testo originale.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Maria-Anna Russo - Sabina Villalta Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1250 Sezione: 72

Introduzione

Questo testo racconta il caso di un uomo anziano con polmonite da COVID-19 e molte altre malattie. La gestione della sua terapia anticoagulante è complessa, perché bisogna bilanciare il rischio di trombosi (formazione di coaguli) e quello di sanguinamento. Vedremo insieme le scelte mediche e le riflessioni su come trattare pazienti con situazioni simili.

Il caso del paziente

Un uomo di 77 anni è stato ricoverato per febbre da 10 giorni e difficoltà a respirare, nonostante una terapia antibiotica. Aveva un tampone positivo per COVID-19. All'ingresso, presentava una pressione arteriosa di 160/70 mmHg, frequenza cardiaca di 93 battiti al minuto, temperatura di 37,4°C e saturazione di ossigeno al 92% con ossigeno supplementare. Era vigile e collaborante, ma con segni di infiammazione polmonare e soffio cardiaco.

La storia clinica

Il paziente aveva diverse malattie pregresse:

  • Ipertensione arteriosa (pressione alta)
  • Trombosi venosa profonda (coaguli nelle vene) nel 1990
  • Interventi chirurgici per tumori renali e intestinali
  • Fibrillazione atriale (un tipo di aritmia cardiaca)
  • Storia di piccoli ictus
  • Mielodisplasia (una malattia del midollo osseo)
  • Enfisema polmonare e altre patologie

Questi fattori aumentano il rischio di complicazioni legate sia a coaguli che a sanguinamenti.

La terapia iniziale

Al ricovero, oltre alla terapia abituale, sono stati aggiunti ossigeno, corticosteroidi (desametasone), antibiotici e altri farmaci. La sfida principale era decidere come gestire la terapia anticoagulante, cioè i farmaci che prevengono la formazione di coaguli, considerando il rischio sia di trombosi che di sanguinamento.

Il rischio di trombosi in COVID-19

L'infezione da COVID-19 provoca un'infiammazione che altera il sistema di coagulazione del sangue, aumentando il rischio di trombosi venose profonde e embolie polmonari, cioè coaguli che si formano nelle vene e possono arrivare ai polmoni. Questo rischio è maggiore rispetto ad altre infezioni respiratorie.

Per questo motivo, è importante iniziare una profilassi antitrombotica, cioè una prevenzione con farmaci anticoagulanti, già nelle prime 24 ore di ricovero. L'eparina a basso peso molecolare (EBPM), come l'enoxaparina, è il trattamento standard per ridurre il rischio di complicazioni e mortalità.

La terapia con Acido Acetilsalicilico (ASA)

Il paziente assumeva già ASA (aspirina) a basso dosaggio. Questo farmaco agisce su un diverso meccanismo rispetto all'eparina e può aiutare a prevenire la formazione di piccoli coaguli nei vasi sanguigni polmonari. Alcuni studi suggeriscono che l'uso di ASA possa ridurre la necessità di ventilazione meccanica e la mortalità nei pazienti con COVID-19. Tuttavia, l'associazione di ASA con anticoagulanti può aumentare il rischio di sanguinamento, specialmente in pazienti fragili.

Gestione della dose di anticoagulanti

Nonostante il paziente avesse indicazioni per una terapia anticoagulante a dosi terapeutiche (per esempio per la fibrillazione atriale), questa era stata sospesa in passato a causa del rischio di sanguinamento. L'uso di dosi più alte di anticoagulanti senza evidenza di trombosi documentata non è raccomandato, perché può aumentare il rischio di emorragie.

Le linee guida suggeriscono di usare dosi profilattiche (più basse) o al massimo dosi intermedie in casi selezionati, valutando attentamente il rischio individuale.

Diagnosi di embolia polmonare e terapia

Durante la degenza, il paziente ha avuto un peggioramento respiratorio e un angio-TAC ha mostrato embolia polmonare subsegmentaria, cioè piccoli coaguli nei rami più piccoli delle arterie polmonari. In questo caso, è indicato iniziare una terapia anticoagulante a dosi terapeutiche per almeno 12 settimane.

La terapia iniziale con EBPM è preferita per ridurre le interazioni con altri farmaci. Successivamente, si può passare a anticoagulanti orali diretti (DOAC), come l'edoxaban, che hanno il vantaggio di una somministrazione più semplice e una buona sicurezza.

Durante il trattamento anticoagulante, è consigliabile sospendere l'ASA per ridurre il rischio di sanguinamento, poiché l'anticoagulante protegge anche contro gli eventi cardioembolici.

Considerazioni finali sulla terapia anticoagulante

  • La profilassi con EBPM a dosi profilattiche è raccomandata all'ingresso in ospedale per pazienti con COVID-19 e alto rischio trombotico.
  • L'uso di ASA può essere utile ma va valutato caso per caso per il rischio di sanguinamento.
  • Le dosi terapeutiche di anticoagulanti sono indicate in presenza di embolia polmonare confermata.
  • La sospensione dell'ASA durante la terapia anticoagulante terapeutica è consigliata per ridurre il rischio di sanguinamento.
  • La scelta del tipo di anticoagulante e la durata del trattamento devono considerare le condizioni generali del paziente e le sue comorbilità.

In conclusione

La gestione della terapia anticoagulante in pazienti anziani con polmonite da COVID-19 e molte altre malattie è complessa. È fondamentale bilanciare il rischio di coaguli e quello di sanguinamento, personalizzando le scelte terapeutiche. La profilassi con eparina a basso peso molecolare è importante per prevenire complicazioni trombotiche. In caso di embolia polmonare, è necessario un trattamento anticoagulante a dosi terapeutiche. L'uso di ASA può essere utile ma va valutato attentamente. Infine, la terapia deve essere adattata nel tempo e monitorata con attenzione per garantire sicurezza ed efficacia.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Maria-Anna Russo - Sabina Villalta

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