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Articolo per pazienti Pubblicato: 05/08/2021 Lettura: ~4 min

Gestire la terapia anticoagulante dopo un'embolia polmonare in pazienti con COVID-19

Fonte
Francesco Mainardi, Sabina Villalta; ASL 3 Genovese, Ospedale Villa Scassi Genova; Ospedale San Giacomo Apostolo Castelfranco Veneto; Bibliografia inclusa nel testo originale.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Francesco Mainardi - Sabina Villalta Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1250 Sezione: 72

Introduzione

Questo testo spiega come continuare la terapia anticoagulante a lungo termine in pazienti che hanno avuto un'embolia polmonare, specialmente in presenza di infezione da COVID-19. Viene presentato un caso reale e si discutono i fattori da considerare per decidere la durata e il tipo di trattamento, sempre con l'obiettivo di proteggere la salute in modo sicuro e personalizzato.

Il caso clinico

Un uomo di 48 anni con diverse condizioni di salute, tra cui una malattia infiammatoria intestinale (morbo di Crohn) e una precedente trombosi venosa profonda (TVP) al polpaccio, ha avuto un episodio di embolia polmonare bilaterale durante un'infezione da COVID-19. È stato trattato con anticoagulanti e dimesso in buone condizioni, ma con valori ancora elevati di D-dimero, un indicatore di rischio di trombosi.

Obiettivi della terapia anticoagulante

  • Prevenire l'estensione del coagulo e l'embolia polmonare fatale.
  • Evita recidive di trombosi.
  • Ridurre le complicanze a lungo termine, come la sindrome post trombotica e l'ipertensione polmonare cronica.

Durata della terapia e valutazione del rischio

Dopo la fase acuta, generalmente si continua la terapia per 3-6 mesi. Poi si valuta il bilancio tra il rischio di nuove trombosi e quello di sanguinamenti causati dai farmaci anticoagulanti.

È importante considerare:

  • Fattori di rischio maggiori: se la trombosi è causata da un evento temporaneo importante (es. intervento chirurgico), il rischio di recidiva è basso e la terapia può essere interrotta. Se invece il fattore di rischio è persistente (es. tumore attivo), la terapia va proseguita.
  • Fattori di rischio minori: malattie croniche come il morbo di Crohn o condizioni temporanee come immobilità o uso di contraccettivi possono aumentare il rischio di recidiva in misura variabile.
  • Eventi spontanei (senza causa evidente): hanno un rischio di recidiva più alto nel tempo.

Valutare il rischio di sanguinamento

Alcuni fattori aumentano il rischio di sanguinamenti, come età avanzata, anemia, tumori, malattie del fegato o dei reni, e l'uso di altri farmaci. Per questo, se si decide di continuare la terapia, è importante adottare misure per ridurre questo rischio, ad esempio controllare la pressione arteriosa e limitare l'uso di farmaci che aumentano il rischio di sanguinamento.

Strumenti per aiutare nella decisione

  • Score per il rischio di sanguinamento: come il VTE-Bleed e l'HAS-BLED, che considerano vari fattori clinici per stimare il rischio.
  • Score per il rischio di recidiva: come il Vienna Prediction Model, il DASH score e il Men Continue and HERDOO2, che aiutano a capire la probabilità di nuove trombosi.
  • Monitoraggio del D-dimero: misurazioni ripetute di questo indicatore possono aiutare a decidere quando interrompere la terapia in sicurezza.

Applicazione al caso pratico

Nel caso presentato, il paziente ha avuto un primo evento trombotico spontaneo associato a una malattia infiammatoria cronica, che aumenta il rischio di recidiva. Durante l'infezione da COVID-19, ha sviluppato un secondo episodio di embolia polmonare. A sei mesi dal secondo evento, pur essendo asintomatico e con esami normali, il valore di D-dimero è ancora elevato, suggerendo di proseguire la terapia anticoagulante se non ci sono controindicazioni.

Quale farmaco e quale dose?

I farmaci anticoagulanti orali diretti (DOAC) sono preferiti rispetto ai vecchi farmaci (dicumarolici) per la loro efficacia e minore rischio di sanguinamento. Nel caso specifico, il paziente assume Edoxaban 60 mg al giorno con buoni risultati e senza effetti collaterali.

Nonostante non ci siano studi specifici per Edoxaban oltre i 12 mesi, analisi di studi esistenti mostrano che continuare la terapia fino a 12 mesi è sicuro ed efficace.

Cosa fare dopo 12 mesi?

Si possono considerare due opzioni:

  • Continuare con Edoxaban alla stessa dose, dato che si tratta di una recidiva.
  • Dopo il primo anno, passare a una dose più bassa di altri DOAC come Apixaban o Rivaroxaban.

Al momento non ci sono dati che suggeriscano di trattare diversamente i pazienti con trombosi legata a COVID-19 rispetto ad altri pazienti.

In conclusione

La decisione sulla durata e il tipo di terapia anticoagulante dopo un'embolia polmonare deve essere personalizzata, valutando attentamente il rischio di recidiva e quello di sanguinamento. Nel caso di pazienti con COVID-19, non esistono indicazioni diverse rispetto ad altri casi di tromboembolismo. I farmaci anticoagulanti orali diretti rappresentano una scelta efficace e sicura per la terapia a lungo termine, con un monitoraggio regolare e un dialogo aperto con il paziente per condividere le decisioni.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Francesco Mainardi - Sabina Villalta

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