Che cos'è la Sindrome Coronarica Cronica e lo scopo dello studio ISCHEMIA
La Sindrome Coronarica Cronica riguarda problemi alle arterie del cuore che possono causare dolore al petto, infarti o altri eventi gravi. Il trattamento mira a migliorare la vita e ridurre questi eventi. Esistono farmaci che aiutano a rallentare la malattia, ma non era chiaro se iniziare subito con interventi come l'angioplastica o la chirurgia fosse meglio rispetto a usare solo i farmaci e intervenire solo se necessario.
Lo studio ISCHEMIA è stato fatto proprio per rispondere a questa domanda. Sono stati scelti pazienti con problemi moderati o gravi alle arterie del cuore, ma senza malattie molto gravi come quella del tronco principale della coronaria sinistra o con forte danno al cuore. Tutti i pazienti hanno fatto un esame chiamato Coronaro-TC per confermare la presenza di problemi significativi.
Entrambi i gruppi di pazienti hanno ricevuto la migliore cura medica possibile, con attenzione a farmaci che prevengono coaguli, abbassano il colesterolo e controllano la pressione.
I risultati certi dello studio ISCHEMIA
- La strategia invasiva (con esami e interventi) non ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza o ridurre eventi gravi rispetto alla strategia conservativa (solo farmaci inizialmente) dopo 4 anni.
- I pazienti trattati in modo invasivo avevano un miglior controllo del dolore al petto e assumevano meno farmaci per questo, anche se usavano più spesso una combinazione di farmaci antiaggreganti.
- Chi ha fatto interventi invasivi ha avuto più complicazioni legate alla procedura, mentre chi ha iniziato con i farmaci ha avuto più eventi "spontanei" legati alla malattia.
- La gravità della malattia delle arterie e dell'ischemia non sembrava influenzare i risultati nel periodo osservato.
- Gli ictus erano rari in questa popolazione (meno del 2% in 5 anni), ma più frequenti in pazienti con grave insufficienza renale.
Le linee guida attuali consigliano di iniziare con la terapia medica e di valutare l'anatomia delle arterie con la Coronaro-TC. In base ai risultati, si decide se è necessario un intervento invasivo. Circa un quarto dei pazienti ha bisogno di un trattamento invasivo entro 6-12 mesi.
I dubbi e le domande ancora aperte
Lo studio non può essere applicato a tutti i pazienti con problemi cardiaci, perché ha incluso solo una selezione specifica. Ad esempio, per chi ha ischemia ma arterie normali, i risultati sono ancora in fase di studio.
Inoltre, si attendono i risultati estesi dello studio ISCHEMIA che termineranno nel 2025 per capire meglio l'importanza della gravità della malattia e dell'ischemia.
Infine, nella pratica clinica, solo una parte dei pazienti rientra nel tipo di caso studiato da ISCHEMIA, perché la classificazione delle sindromi coronariche è molto ampia e include persone con problemi diversi.
Lo studio ISCHEMIA in popolazioni particolari
- ISCHEMIA CKD: ha incluso pazienti con grave insufficienza renale. In questi pazienti, la mortalità e gli infarti erano molto alti in entrambi i gruppi, ma chi ha fatto interventi invasivi ha avuto più ictus.
- CIAO-ISCHEMIA: ha studiato pazienti, soprattutto donne, con ischemia ma arterie normali. Dopo un anno, quasi la metà non aveva più ischemia, ma molti avevano ancora sintomi. Lo studio è ancora in corso.
La funzione renale è un fattore importante per il rischio di eventi gravi, ma non ha cambiato i risultati complessivi dello studio.
In conclusione
Lo studio ISCHEMIA ha mostrato che iniziare con una terapia medica ottimale è una scelta sicura e efficace per la maggior parte dei pazienti con problemi alle arterie del cuore moderati o gravi. L'approccio invasivo può migliorare il controllo del dolore, ma non riduce la mortalità o gli eventi gravi nel breve termine. Alcune domande restano aperte, soprattutto per pazienti con condizioni particolari, e si attendono nuovi dati nei prossimi anni.