CardioLink Salute • Contenuti informativi per pazienti
Articolo per pazienti Pubblicato: 31/08/2021 Lettura: ~2 min

Empagliflozin migliora la prognosi nello scompenso cardiaco con frazione d’eiezione moderatamente ridotta o preservata

Fonte
ESC Congress 2021

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Alberto Aimo Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Un importante studio ha mostrato che il farmaco empagliflozin può aiutare le persone con scompenso cardiaco, anche quando la funzione del cuore è solo leggermente ridotta o normale. Questo risultato apre nuove possibilità di cura per molti pazienti.

Che cos’è l’empagliflozin e come funziona

L’empagliflozin fa parte di una classe di farmaci chiamati SGLT2-inibitori. Questi farmaci sono stati creati per trattare il diabete, agendo sui reni per aumentare l’eliminazione di sodio e acqua. Questo aiuta a ridurre il carico di lavoro del cuore.

Lo studio EMPEROR-Preserved

Lo studio EMPEROR-Preserved ha valutato l’efficacia e la sicurezza dell’empagliflozin in pazienti con scompenso cardiaco e una funzione del cuore da moderatamente ridotta a normale. Prima di questo studio, non c’erano farmaci che migliorassero chiaramente la prognosi in questa categoria di pazienti.

In totale, 5988 pazienti con una frazione d’eiezione (FE) del cuore pari o superiore al 40% e sintomi di scompenso da moderati a gravi (classificati come classe II-IV secondo la New York Heart Association) sono stati divisi in due gruppi. Un gruppo ha ricevuto empagliflozin (10 mg al giorno) oltre alla terapia abituale, mentre l’altro ha ricevuto un placebo, cioè una pillola senza principio attivo.

Risultati principali

  • Durante circa 2 anni di osservazione, il 13,8% dei pazienti che assumevano empagliflozin ha avuto un evento grave (morte per cause cardiovascolari o ricovero per scompenso), rispetto al 17,1% nel gruppo placebo.
  • L’effetto benefico è stato più evidente nei pazienti con FE inferiore al 50%.
  • Nei pazienti con FE tra il 50% e il 60% l’efficacia è stata minore, mentre nei pazienti con FE superiore al 60% non è stata rilevata una differenza significativa rispetto al placebo.
  • Empagliflozin ha ridotto in modo significativo il rischio di ospedalizzazione per scompenso, sia per la prima volta che per eventuali ricoveri successivi.
  • Il farmaco è risultato efficace sia nei pazienti con diabete sia in quelli senza diabete.

Effetti collaterali

Gli effetti indesiderati più comuni sono stati infezioni delle vie urinarie e pressione sanguigna bassa (ipotensione). Questi effetti sono importanti da monitorare durante la terapia.

In conclusione

Empagliflozin è il primo farmaco che ha dimostrato di migliorare la prognosi nei pazienti con scompenso cardiaco e frazione d’eiezione moderatamente ridotta o preservata. Questo rappresenta un progresso significativo nel trattamento di questa condizione, offrendo nuove speranze a molti pazienti.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Alberto Aimo

Conversazione interattiva sul contenuto

discussione medico-scientifica con genIA