Che cos’è l’empagliflozin e come funziona
L’empagliflozin fa parte di una classe di farmaci chiamati SGLT2-inibitori. Questi farmaci sono stati creati per trattare il diabete, agendo sui reni per aumentare l’eliminazione di sodio e acqua. Questo aiuta a ridurre il carico di lavoro del cuore.
Lo studio EMPEROR-Preserved
Lo studio EMPEROR-Preserved ha valutato l’efficacia e la sicurezza dell’empagliflozin in pazienti con scompenso cardiaco e una funzione del cuore da moderatamente ridotta a normale. Prima di questo studio, non c’erano farmaci che migliorassero chiaramente la prognosi in questa categoria di pazienti.
In totale, 5988 pazienti con una frazione d’eiezione (FE) del cuore pari o superiore al 40% e sintomi di scompenso da moderati a gravi (classificati come classe II-IV secondo la New York Heart Association) sono stati divisi in due gruppi. Un gruppo ha ricevuto empagliflozin (10 mg al giorno) oltre alla terapia abituale, mentre l’altro ha ricevuto un placebo, cioè una pillola senza principio attivo.
Risultati principali
- Durante circa 2 anni di osservazione, il 13,8% dei pazienti che assumevano empagliflozin ha avuto un evento grave (morte per cause cardiovascolari o ricovero per scompenso), rispetto al 17,1% nel gruppo placebo.
- L’effetto benefico è stato più evidente nei pazienti con FE inferiore al 50%.
- Nei pazienti con FE tra il 50% e il 60% l’efficacia è stata minore, mentre nei pazienti con FE superiore al 60% non è stata rilevata una differenza significativa rispetto al placebo.
- Empagliflozin ha ridotto in modo significativo il rischio di ospedalizzazione per scompenso, sia per la prima volta che per eventuali ricoveri successivi.
- Il farmaco è risultato efficace sia nei pazienti con diabete sia in quelli senza diabete.
Effetti collaterali
Gli effetti indesiderati più comuni sono stati infezioni delle vie urinarie e pressione sanguigna bassa (ipotensione). Questi effetti sono importanti da monitorare durante la terapia.
In conclusione
Empagliflozin è il primo farmaco che ha dimostrato di migliorare la prognosi nei pazienti con scompenso cardiaco e frazione d’eiezione moderatamente ridotta o preservata. Questo rappresenta un progresso significativo nel trattamento di questa condizione, offrendo nuove speranze a molti pazienti.