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Articolo per pazienti Pubblicato: 07/09/2021 Lettura: ~2 min

Il ritorno allo sport per chi ha malattie cardiache a rischio di morte improvvisa

Fonte
Tobert et al DOI: 10.1016/j.jacc.2021.04.026.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Andreina Carbone Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Molte persone con alcune malattie cardiache genetiche temono di dover rinunciare allo sport. Negli ultimi anni, le linee guida mediche hanno iniziato a considerare un approccio più personalizzato per permettere a questi atleti di tornare a praticare attività fisica in sicurezza. Qui spieghiamo cosa significa questo cambiamento e quali risultati sono stati osservati.

Che cosa significa avere una malattia cardiaca genetica a rischio di morte improvvisa?

Alcune malattie del cuore, come la sindrome del QT lungo (LQTS), sono causate da alterazioni genetiche e possono aumentare il rischio di eventi cardiaci gravi improvvisi durante lo sport. In passato, chi aveva queste condizioni veniva spesso sconsigliato o vietato di praticare attività sportive per evitare rischi.

Come è cambiato l'approccio negli ultimi anni?

Negli ultimi 5 anni, le linee guida internazionali hanno iniziato a riconoscere l'importanza di un processo decisionale condiviso (SDM). Questo significa che il medico e l'atleta discutono insieme i rischi e i benefici, valutando caso per caso la possibilità di tornare allo sport in modo sicuro.

Lo studio della Mayo Clinic

Un gruppo di ricercatori della Mayo Clinic ha analizzato i dati di 672 atleti con malattie cardiache a rischio di morte improvvisa, di cui 494 avevano la sindrome del QT lungo. Questi atleti sono stati seguiti per un periodo medio di circa 4 anni dopo aver ricevuto il via libera a tornare a fare sport.

  • Il 16% di questi atleti aveva già avuto sintomi prima della diagnosi.
  • Il 12% aveva un defibrillatore impiantabile, un dispositivo che aiuta a prevenire arresti cardiaci.

Durante oltre 2000 anni complessivi di osservazione, non è stata registrata nessuna morte legata allo sport.

Eventi cardiaci osservati

Nel periodo di osservazione, il 5,9% degli atleti ha avuto almeno un evento cardiaco non letale legato alla sindrome del QT lungo. Di questi:

  • Il 3% erano atleti al momento dell'evento.
  • Lo 0,6% ha avuto un evento collegato direttamente all'attività sportiva.
  • Il 2,4% ha avuto un evento non legato allo sport.

In generale, il rischio di eventi non letali è risultato basso, con circa 1,16 eventi ogni 100 anni di attività sportiva seguiti.

Implicazioni dello studio

Questi risultati suggeriscono che, con una valutazione attenta e un monitoraggio adeguato, molti atleti con sindrome del QT lungo possono tornare a praticare sport senza un aumento significativo del rischio di eventi gravi.

Tuttavia, è importante ricordare che ogni caso è diverso e richiede una valutazione personalizzata da parte di specialisti.

In conclusione

Le nuove evidenze indicano che non è più necessario escludere automaticamente dallo sport tutti gli atleti con malattie cardiache genetiche come la sindrome del QT lungo. Un approccio condiviso tra medico e atleta permette di valutare i rischi in modo più preciso e di offrire la possibilità di tornare a fare attività fisica in modo sicuro. Sono comunque necessarie ulteriori ricerche per confermare questi risultati e migliorare le raccomandazioni future.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Andreina Carbone

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