Che cosa significa avere una malattia cardiaca genetica a rischio di morte improvvisa?
Alcune malattie del cuore, come la sindrome del QT lungo (LQTS), sono causate da alterazioni genetiche e possono aumentare il rischio di eventi cardiaci gravi improvvisi durante lo sport. In passato, chi aveva queste condizioni veniva spesso sconsigliato o vietato di praticare attività sportive per evitare rischi.
Come è cambiato l'approccio negli ultimi anni?
Negli ultimi 5 anni, le linee guida internazionali hanno iniziato a riconoscere l'importanza di un processo decisionale condiviso (SDM). Questo significa che il medico e l'atleta discutono insieme i rischi e i benefici, valutando caso per caso la possibilità di tornare allo sport in modo sicuro.
Lo studio della Mayo Clinic
Un gruppo di ricercatori della Mayo Clinic ha analizzato i dati di 672 atleti con malattie cardiache a rischio di morte improvvisa, di cui 494 avevano la sindrome del QT lungo. Questi atleti sono stati seguiti per un periodo medio di circa 4 anni dopo aver ricevuto il via libera a tornare a fare sport.
- Il 16% di questi atleti aveva già avuto sintomi prima della diagnosi.
- Il 12% aveva un defibrillatore impiantabile, un dispositivo che aiuta a prevenire arresti cardiaci.
Durante oltre 2000 anni complessivi di osservazione, non è stata registrata nessuna morte legata allo sport.
Eventi cardiaci osservati
Nel periodo di osservazione, il 5,9% degli atleti ha avuto almeno un evento cardiaco non letale legato alla sindrome del QT lungo. Di questi:
- Il 3% erano atleti al momento dell'evento.
- Lo 0,6% ha avuto un evento collegato direttamente all'attività sportiva.
- Il 2,4% ha avuto un evento non legato allo sport.
In generale, il rischio di eventi non letali è risultato basso, con circa 1,16 eventi ogni 100 anni di attività sportiva seguiti.
Implicazioni dello studio
Questi risultati suggeriscono che, con una valutazione attenta e un monitoraggio adeguato, molti atleti con sindrome del QT lungo possono tornare a praticare sport senza un aumento significativo del rischio di eventi gravi.
Tuttavia, è importante ricordare che ogni caso è diverso e richiede una valutazione personalizzata da parte di specialisti.
In conclusione
Le nuove evidenze indicano che non è più necessario escludere automaticamente dallo sport tutti gli atleti con malattie cardiache genetiche come la sindrome del QT lungo. Un approccio condiviso tra medico e atleta permette di valutare i rischi in modo più preciso e di offrire la possibilità di tornare a fare attività fisica in modo sicuro. Sono comunque necessarie ulteriori ricerche per confermare questi risultati e migliorare le raccomandazioni future.