Che cos'è la fibrillazione atriale e perché è importante la terapia anticoagulante
La fibrillazione atriale è un disturbo del ritmo cardiaco molto diffuso, che aumenta il rischio di ictus da 3 a 5 volte all'anno. Colpisce soprattutto le persone anziane, spesso con altre malattie e che assumono molti farmaci. Questo rende più difficile gestire la terapia medica.
Quando indicata, la terapia anticoagulante è fondamentale per ridurre il rischio di ictus. Oggi, i farmaci chiamati anticoagulanti orali diretti (DOAC) sono la prima scelta, anche negli anziani e in chi ha altre malattie. Questi farmaci sono preferiti rispetto ai vecchi anticoagulanti (VKA) perché sono più facili da usare e hanno meno interazioni con cibi e altri medicinali.
Anticoagulanti e funzione renale nei pazienti con fibrillazione atriale
Negli ultimi anni, è aumentato il numero di anziani con insufficienza renale cronica, cioè una ridotta funzione dei reni. Questa condizione è comune in chi ha fibrillazione atriale e aumenta sia il rischio di trombi (coaguli) sia di sanguinamenti.
I DOAC vengono eliminati dal corpo anche attraverso i reni, quindi è importante controllare regolarmente la funzione renale. Alcuni studi hanno mostrato che i vecchi anticoagulanti (VKA) possono peggiorare la funzione dei reni nel tempo, mentre i DOAC sembrano non causare questo problema.
Un grande studio chiamato ETNA-AF-Europe ha seguito circa 28.000 pazienti con fibrillazione atriale trattati con il DOAC edoxaban per 2-4 anni. Tra 9.084 pazienti analizzati, la maggior parte non ha avuto peggioramenti della funzione renale. Tuttavia, chi ha avuto un peggioramento ha mostrato un rischio più alto di morte, sanguinamenti maggiori e ictus. Fortunatamente, il rischio di emorragie nel cervello è rimasto basso indipendentemente dalla funzione renale.
Lo studio ha anche evidenziato che i pazienti considerati fragili (cioè con condizioni di salute più delicate) hanno una prognosi peggiore e più eventi cardiovascolari. Per questo motivo, le linee guida raccomandano di valutare sempre la fragilità negli anziani con fibrillazione atriale.
Anticoagulanti nei pazienti con fibrillazione atriale sottoposti a TAVR
La TAVR è una procedura per sostituire la valvola aortica del cuore senza intervento chirurgico aperto, usata soprattutto nei pazienti anziani con stenosi aortica severa. Molti di questi pazienti hanno anche fibrillazione atriale e necessitano di terapia anticoagulante.
Per le protesi valvolari biologiche, compresa la TAVR, i DOAC sono la prima scelta per la fibrillazione atriale, anche se i dati specifici erano limitati fino a poco tempo fa.
Al congresso europeo di cardiologia 2021 sono stati presentati i risultati dello studio ENVISAGE-TAVI AF, che ha confrontato edoxaban con i vecchi anticoagulanti (VKA) in pazienti con fibrillazione atriale dopo TAVR. Edoxaban si è dimostrato altrettanto efficace e sicuro, con risultati simili su mortalità, ictus e sanguinamenti maggiori.
Un aspetto da considerare è che con edoxaban si è osservato un rischio più alto di sanguinamenti gastrointestinali rispetto ai VKA, mentre le emorragie gravi come quelle nel cervello sono state rare in entrambi i gruppi.
Questi dati suggeriscono che edoxaban è un'opzione valida per i pazienti anziani e fragili con fibrillazione atriale sottoposti a TAVR, ma richiede attenzione particolare ai possibili sanguinamenti a livello dello stomaco e intestino.
In conclusione
La fibrillazione atriale è una condizione comune negli anziani e richiede spesso una terapia anticoagulante per prevenire ictus. I DOAC, in particolare edoxaban, sono oggi considerati la scelta migliore anche nei pazienti fragili o con problemi renali. Nei pazienti sottoposti a TAVR, edoxaban è efficace e sicuro, ma è importante monitorare possibili sanguinamenti gastrointestinali. La valutazione della fragilità e della funzione renale è fondamentale per una gestione sicura e personalizzata della terapia.