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Articolo per pazienti Pubblicato: 13/12/2021 Lettura: ~3 min

Il danno al cuore nelle prime fasi del COVID-19: il ruolo della risonanza magnetica

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Fonte: 10.1093/ehjci/jeab042 Chen et al.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Andreina Carbone Aggiornato il 02/02/2026

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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

In alcuni pazienti con COVID-19, il cuore può subire un danno anche nelle fasi iniziali della malattia. Capire come riconoscere e valutare questo danno è importante per la gestione della salute. La risonanza magnetica è uno strumento utile per osservare il cuore senza procedure invasive.

Che cosa significa danno miocardico nel COVID-19

Il termine danno miocardico indica un problema che colpisce il muscolo del cuore. Nei pazienti con COVID-19, questo danno può comparire durante la fase acuta della malattia e può aumentare il rischio di complicazioni gravi.

Per individuare questo danno, i medici usano un esame del sangue chiamato troponina, che è una sostanza rilasciata quando il cuore è danneggiato. Se la troponina è alta, si possono fare ulteriori controlli.

Come si valuta il danno al cuore

La biopsia endomiocardica è un esame che preleva un piccolo pezzo di tessuto cardiaco per analizzarlo, ma non è sempre praticabile perché può essere rischioso e a volte non fornisce risultati certi.

Per questo motivo, si usa spesso la risonanza magnetica cardiovascolare (RMC), un esame non invasivo che permette di vedere il cuore in modo dettagliato. La RMC può mostrare l'edema miocardico, cioè un accumulo di liquido nel muscolo cardiaco che indica infiammazione o danno.

La risonanza magnetica utilizza diverse tecniche, come la mappatura T1, la mappatura T2 e la misurazione del volume extracellulare (VEC), che aiutano a identificare con precisione le aree danneggiate e a distinguere tra danno reversibile e irreversibile.

Lo studio di Chen et al.

Chen e colleghi hanno studiato 25 pazienti con COVID-19 e segni di possibile coinvolgimento cardiaco, confrontandoli con 25 persone sane di età e sesso simili.

I pazienti sono stati divisi in due gruppi: quelli con troponina elevata (8 persone) e quelli con troponina normale (17 persone).

Lo studio ha mostrato che:

  • La funzione del cuore, misurata con un parametro chiamato deformazione longitudinale globale (GLS), era peggiore nei pazienti con troponina alta rispetto a quelli con troponina normale e ai controlli sani.
  • I tempi di rilassamento T1, che indicano la presenza di edema o infiammazione, erano più alti nei pazienti con COVID-19 rispetto ai controlli.
  • Il volume extracellulare (VEC), che misura lo spazio tra le cellule del cuore e può aumentare in caso di danno, era superiore nei pazienti rispetto ai soggetti sani.
  • Anche la mappatura T2, un altro indicatore di edema, risultava più alta nei pazienti con COVID-19 rispetto ai controlli.

Cosa significa tutto questo

Questi risultati indicano che nei pazienti con COVID-19, soprattutto nelle fasi iniziali, è comune trovare segni di edema e alterazioni della funzione cardiaca. Tuttavia, danni gravi e permanenti come la necrosi (morte del tessuto cardiaco) sembrano essere meno frequenti.

In conclusione

Nei pazienti con COVID-19 nelle prime fasi della malattia, il cuore può mostrare segni di infiammazione e cambiamenti nella sua funzione, che si possono rilevare con la risonanza magnetica. Questi danni sono spesso reversibili e la risonanza magnetica è uno strumento prezioso per valutarli senza procedure invasive.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Andreina Carbone

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