Il caso del paziente
Si tratta di un uomo di 67 anni che ha avuto per la prima volta un'aritmia chiamata fibrillazione atriale, che è iniziata durante la notte. Questo paziente ha diverse malattie contemporaneamente:
- Problemi cardiaci con interventi per infarti del cuore e posizionamento di stent (piccoli tubi per mantenere aperte le arterie);
- Precedente ictus emorragico nel 1995, con conseguenze parziali sulla forza di un lato del corpo;
- Problemi all'aorta, la grande arteria principale, con dissezione (una lesione) e dilatazione;
- Anemia cronica da carenza di ferro, con episodi passati di sanguinamento intestinale;
- Intervento chirurgico all'intestino tenue per un tumore;
- Ipertensione (pressione alta);
- Colesterolo alto e intolleranza ai carboidrati.
Il paziente assumeva vari farmaci per la pressione, il cuore, il colesterolo e per proteggere lo stomaco.
Situazione al pronto soccorso
Al suo arrivo, il paziente aveva la fibrillazione atriale con battito cardiaco accelerato, pressione bassa e dolore nella parte superiore dell'addome. Gli esami del sangue mostravano anemia peggiorata rispetto a tre mesi prima, e carenze di vitamina B12 e ferro. Sono stati esclusi sanguinamenti attivi nello stomaco e nell'intestino con esami endoscopici, compresa una videocapsula per l'intestino tenue.
Valutazione del rischio
Questo paziente ha un alto rischio sia di formazione di coaguli (che possono causare ictus) sia di sanguinamenti. I punteggi usati per stimare questi rischi sono:
- CHA2DS2VASc = 5, che indica un rischio elevato di ictus (circa 6,7% all'anno);
- HAS-BLED = 4, che indica un rischio significativo di sanguinamenti maggiori (tra il 4,9% e il 19,6% all'anno in terapia anticoagulante).
Il rischio di sanguinamento è dovuto soprattutto alla storia di ictus emorragico, alla dissezione dell'aorta, all'anemia con precedenti sanguinamenti intestinali e all'uso di aspirina.
Esami cardiaci
L'ecocardiogramma (ecografia del cuore) ha mostrato una funzione cardiaca globale buona, con alcune alterazioni lievi ma senza segni di coaguli nel cuore. Dopo aver escluso la presenza di trombi, il paziente è stato trattato con una procedura chiamata cardioversione elettrica per riportare il cuore al ritmo normale.
Scelte terapeutiche
Per proteggere il paziente dal rischio di ictus, è necessario iniziare una terapia anticoagulante (farmaci che riducono la formazione di coaguli). Tuttavia, a causa dell'alto rischio di sanguinamento, la scelta deve essere molto attenta.
Si è deciso di usare un anticoagulante chiamato dabigatran a bassa dose (110 mg due volte al giorno) per queste ragioni:
- Uso autorizzato per pazienti come lui, senza insufficienza renale o peso molto basso, a differenza di altri anticoagulanti simili che richiederebbero dosi non approvate in questo caso;
- Minore rischio di sanguinamenti cerebrali, che sono le complicazioni più gravi con gli anticoagulanti. Dabigatran a bassa dose ha dimostrato di avere il rischio più basso rispetto ad altri farmaci simili;
- Buona efficacia nel ridurre il rischio di ictus, supportata da studi scientifici importanti;
- Disponibilità di un antidoto specifico (idarucizumab) che può fermare rapidamente l'effetto del farmaco in caso di sanguinamento grave, aumentando la sicurezza del trattamento.
In conclusione
Questo caso mostra come sia importante valutare con attenzione sia il rischio di coaguli che quello di sanguinamenti in pazienti complessi. La scelta di un anticoagulante a bassa dose con un antidoto disponibile rappresenta una strategia equilibrata per proteggere il paziente da ictus, minimizzando il rischio di complicanze emorragiche.