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Articolo per pazienti Pubblicato: 10/01/2022 Lettura: ~2 min

Episodi di fibrillazione atriale e rischio di ictus: il ruolo del tempo

Fonte
Studio pubblicato su JAMA Cardiology (DOI: 10.1001/jamacardio.2021.3702) da Singer et al.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Francesco Gentile Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

La fibrillazione atriale è un problema del cuore che può aumentare il rischio di ictus. Questo testo spiega come la durata e il momento degli episodi di fibrillazione atriale influenzano questo rischio, basandosi su uno studio recente. L'obiettivo è aiutare a comprendere meglio questa relazione in modo chiaro e semplice.

Che cos'è la fibrillazione atriale parossistica (FAP)?

La fibrillazione atriale parossistica è un tipo di aritmia, cioè un battito cardiaco irregolare che si presenta a episodi. Questi episodi possono aumentare il rischio di ictus ischemico, un problema causato dall'ostruzione del flusso di sangue al cervello.

Lo studio e i suoi partecipanti

Un gruppo di ricercatori ha analizzato i dati di 891 pazienti con età media di 76 anni, monitorando il loro ritmo cardiaco per almeno 120 giorni prima di un ictus ischemico. Il monitoraggio è stato fatto con dispositivi impiantabili che registrano continuamente il battito del cuore.

Durata degli episodi di fibrillazione atriale

La maggior parte dei pazienti (circa il 76%) ha avuto episodi di FAP che duravano meno di 5,5 ore al giorno, sia nei primi 30 giorni di monitoraggio, sia nei 30 giorni prima dell’ictus.

Rischio di ictus in relazione alla durata degli episodi

  • Se gli episodi di FAP durano almeno 5,5 ore in un giorno, il rischio di ictus è più alto nei 5 giorni successivi a quell’episodio.
  • Se gli episodi durano più di 23 ore in un giorno, il rischio di ictus aumenta ancora di più.

Questo significa che il rischio di ictus è massimo nei primi 5 giorni dopo un episodio lungo di fibrillazione atriale e poi diminuisce rapidamente.

Implicazioni per il futuro

Questi risultati suggeriscono che potrebbe essere utile monitorare continuamente il ritmo cardiaco e considerare trattamenti specifici che tengano conto del momento e della durata degli episodi di fibrillazione atriale, soprattutto in pazienti che hanno pochi episodi.

In conclusione

Il rischio di ictus legato alla fibrillazione atriale dipende molto dal tempo e dalla durata degli episodi. Episodi più lunghi aumentano il rischio soprattutto nei giorni immediatamente successivi. Un monitoraggio continuo e attento del battito cardiaco può aiutare a capire meglio questo rischio e a gestirlo in modo più efficace.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Francesco Gentile

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