Che cosa succede al cuore dopo un ictus ischemico
Dopo un ictus ischemico, cioè un blocco del flusso sanguigno al cervello, possono comparire diverse complicazioni cardiache. Tra queste ci sono:
- Aritmie: battiti cardiaci irregolari o anomali, come tachicardia (battito troppo veloce), bradicardia (battito troppo lento), extrasistoli (battiti extra) e fibrillazione atriale (un tipo comune di aritmia).
- Insufficienza cardiaca congestizia: il cuore fatica a pompare il sangue in modo efficace.
- Lesioni al muscolo cardiaco.
Questi problemi possono comparire anche in persone senza precedenti malattie cardiache, suggerendo che il cervello e il cuore siano strettamente collegati. Infatti, il danno cerebrale può influenzare il sistema nervoso che controlla il cuore, causando squilibri nella frequenza cardiaca e nella pressione sanguigna.
Perché è importante il monitoraggio cardiaco
La fibrillazione atriale è una delle principali cause di ictus e può essere difficile da individuare perché può comparire in modo intermittente. Per questo motivo, è fondamentale un monitoraggio prolungato del cuore dopo un ictus per scoprire eventuali aritmie e intervenire tempestivamente.
Tipi di monitoraggio e loro efficacia
Esistono diversi metodi per registrare l'attività elettrica del cuore (elettrocardiogramma o ECG):
- ECG Holter a 24 ore: monitoraggio continuo per un giorno.
- ECG Holter a 7 giorni: monitoraggio prolungato per una settimana.
- Registratori esterni o impiantabili: dispositivi che possono registrare il cuore per periodi ancora più lunghi.
Uno studio recente ha confrontato l'ECG Holter di 7 giorni con quello di 24 ore in 120 pazienti con ictus ischemico di origine sconosciuta. I risultati hanno mostrato che il monitoraggio di 7 giorni ha rilevato un numero significativamente maggiore di aritmie, tra cui:
- Fibrillazione atriale nel 4% dei pazienti
- Extrasistoli sopraventricolari nel 94%
- Extrasistoli ventricolari nell'88%
- Brevi episodi di tachicardia sopraventricolare nel 54%
- Tachicardia sopraventricolare nel 20%
- Bradicardia nel 6%
Inoltre, alcune aritmie sono risultate associate a lesioni in specifiche aree del cervello, suggerendo un legame tra il danno cerebrale e le anomalie del ritmo cardiaco.
Chi è più a rischio
Lo studio ha anche evidenziato che i pazienti più anziani e con punteggi più alti in una scala che valuta il rischio di complicazioni cardiache (CHA2DS2VASc) avevano maggiori probabilità di presentare alcune aritmie come la bradicardia e brevi episodi di tachicardia.
Raccomandazioni attuali
Per migliorare la diagnosi e la gestione delle aritmie dopo un ictus, si suggerisce di utilizzare l'ECG Holter a 7 giorni come primo approccio. Questo metodo è non invasivo, efficace e ha costi contenuti. È importante iniziare il monitoraggio nelle prime ore dopo l'evento ischemico e in tutti i pazienti con ictus di origine sconosciuta.
In conclusione
Le aritmie cardiache sono frequenti dopo un ictus ischemico e aumentano il rischio di complicazioni. Un monitoraggio cardiaco prolungato, come l'ECG Holter a 7 giorni, è uno strumento prezioso per individuare tempestivamente queste anomalie e migliorare la cura del paziente. Sono necessari ulteriori studi per capire meglio come le lesioni cerebrali influenzino il cuore.