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Articolo per pazienti Pubblicato: 17/01/2022 Lettura: ~3 min

Il monitoraggio cardiaco dopo un ictus ischemico

Fonte
Carrarini et al, DOI: 10.1038/s41598-021-04285-6

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Andreina Carbone Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Dopo un ictus ischemico, è comune che il cuore possa manifestare problemi come battiti irregolari o altri disturbi. Monitorare il cuore in modo accurato e prolungato aiuta a identificare queste anomalie, migliorando così la gestione della salute e la prevenzione di ulteriori complicazioni.

Che cosa succede al cuore dopo un ictus ischemico

Dopo un ictus ischemico, cioè un blocco del flusso sanguigno al cervello, possono comparire diverse complicazioni cardiache. Tra queste ci sono:

  • Aritmie: battiti cardiaci irregolari o anomali, come tachicardia (battito troppo veloce), bradicardia (battito troppo lento), extrasistoli (battiti extra) e fibrillazione atriale (un tipo comune di aritmia).
  • Insufficienza cardiaca congestizia: il cuore fatica a pompare il sangue in modo efficace.
  • Lesioni al muscolo cardiaco.

Questi problemi possono comparire anche in persone senza precedenti malattie cardiache, suggerendo che il cervello e il cuore siano strettamente collegati. Infatti, il danno cerebrale può influenzare il sistema nervoso che controlla il cuore, causando squilibri nella frequenza cardiaca e nella pressione sanguigna.

Perché è importante il monitoraggio cardiaco

La fibrillazione atriale è una delle principali cause di ictus e può essere difficile da individuare perché può comparire in modo intermittente. Per questo motivo, è fondamentale un monitoraggio prolungato del cuore dopo un ictus per scoprire eventuali aritmie e intervenire tempestivamente.

Tipi di monitoraggio e loro efficacia

Esistono diversi metodi per registrare l'attività elettrica del cuore (elettrocardiogramma o ECG):

  • ECG Holter a 24 ore: monitoraggio continuo per un giorno.
  • ECG Holter a 7 giorni: monitoraggio prolungato per una settimana.
  • Registratori esterni o impiantabili: dispositivi che possono registrare il cuore per periodi ancora più lunghi.

Uno studio recente ha confrontato l'ECG Holter di 7 giorni con quello di 24 ore in 120 pazienti con ictus ischemico di origine sconosciuta. I risultati hanno mostrato che il monitoraggio di 7 giorni ha rilevato un numero significativamente maggiore di aritmie, tra cui:

  • Fibrillazione atriale nel 4% dei pazienti
  • Extrasistoli sopraventricolari nel 94%
  • Extrasistoli ventricolari nell'88%
  • Brevi episodi di tachicardia sopraventricolare nel 54%
  • Tachicardia sopraventricolare nel 20%
  • Bradicardia nel 6%

Inoltre, alcune aritmie sono risultate associate a lesioni in specifiche aree del cervello, suggerendo un legame tra il danno cerebrale e le anomalie del ritmo cardiaco.

Chi è più a rischio

Lo studio ha anche evidenziato che i pazienti più anziani e con punteggi più alti in una scala che valuta il rischio di complicazioni cardiache (CHA2DS2VASc) avevano maggiori probabilità di presentare alcune aritmie come la bradicardia e brevi episodi di tachicardia.

Raccomandazioni attuali

Per migliorare la diagnosi e la gestione delle aritmie dopo un ictus, si suggerisce di utilizzare l'ECG Holter a 7 giorni come primo approccio. Questo metodo è non invasivo, efficace e ha costi contenuti. È importante iniziare il monitoraggio nelle prime ore dopo l'evento ischemico e in tutti i pazienti con ictus di origine sconosciuta.

In conclusione

Le aritmie cardiache sono frequenti dopo un ictus ischemico e aumentano il rischio di complicazioni. Un monitoraggio cardiaco prolungato, come l'ECG Holter a 7 giorni, è uno strumento prezioso per individuare tempestivamente queste anomalie e migliorare la cura del paziente. Sono necessari ulteriori studi per capire meglio come le lesioni cerebrali influenzino il cuore.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Andreina Carbone

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