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Articolo per pazienti Pubblicato: 21/02/2022 Lettura: ~2 min

Infarto durante l’intervento di rivascolarizzazione in pazienti con problemi cardiaci cronici: nuovi dati su frequenza e rischio

Fonte
Fonte: 10.1016/j.jacc.2021.11.047.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Francesco Gentile Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Questo testo spiega in modo chiaro come si verifica e quale importanza ha l'infarto che può accadere durante un intervento per migliorare il flusso di sangue al cuore in pazienti con malattie cardiache croniche. I dati aiutano a capire meglio quanto spesso succede e quali pazienti sono più a rischio di complicazioni gravi.

Che cosa significa infarto peri-procedurale

L'infarto miocardico peri-procedurale è un infarto che può avvenire durante o subito dopo un intervento chiamato rivascolarizzazione percutanea (PCI), che serve a migliorare il flusso di sangue nelle arterie del cuore in persone con sindrome coronarica cronica (CCS), cioè una condizione di malattia cardiaca stabile.

Come è stato studiato

Gli Autori hanno analizzato i dati di 4.404 pazienti con CCS che hanno fatto questo intervento tra il 2010 e il 2018. Hanno confrontato diverse definizioni usate per riconoscere l'infarto peri-procedurale, perché nel tempo sono state proposte varie regole per identificarlo.

Le diverse definizioni e la loro frequenza

  • La terza definizione universale dell’infarto (terza UDMI) ha rilevato un infarto nel 18% dei pazienti.
  • La quarta definizione universale (quarta UDMI) nel 14,9%.
  • La definizione dell’Academic Research Consortium-2 (ARC-2) nel 2%.
  • La definizione della Society for Cardiovascular Angiography and Interventions (SCAI) nel 2%.

Quindi, le definizioni ARC-2 e SCAI identificano l’infarto peri-procedurale molto meno spesso rispetto alle altre due.

Impatto sulla prognosi a un anno

Gli Autori hanno valutato quanti pazienti sono morti per cause cardiache entro un anno dall’intervento, considerando questo come il risultato più importante (endpoint primario).

  • Con la terza UDMI, il 2% dei pazienti con infarto peri-procedurale è morto.
  • Con la quarta UDMI, il 3%.
  • Con la definizione ARC-2, il 5,8%.
  • Con la definizione SCAI, il 10%.

Questo significa che le definizioni ARC-2 e SCAI, pur segnalando meno casi, identificano quelli con un rischio più alto di morte cardiaca entro un anno.

Confronto tra le definizioni

Il rischio di morte cardiaca a un anno, misurato con un valore chiamato hazard ratio (HR), è risultato più alto per le definizioni ARC-2 (HR 3,90) e SCAI (HR 7,66) rispetto alla terza (HR 1,76) e quarta UDMI (HR 1,93).

In conclusione

In sintesi, l’infarto che può accadere durante l’intervento di rivascolarizzazione in pazienti con malattie cardiache croniche è molto meno frequente se si usano le definizioni ARC-2 e SCAI. Tuttavia, queste ultime permettono di riconoscere meglio i pazienti che hanno un rischio più alto di problemi gravi, come la morte cardiaca entro un anno dall’intervento.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Francesco Gentile

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