La situazione iniziale della paziente
La paziente, una donna di 69 anni, aveva un peso molto elevato (114 kg) con un indice di massa corporea (BMI) di 42, che indica obesità grave. Soffriva di ipertensione (pressione alta), dislipidemia (alterazioni dei grassi nel sangue) e diabete di tipo 2, tutte condizioni per cui assumeva diversi farmaci.
I sintomi e la diagnosi
Il 27 marzo 2021 si è presentata al Pronto Soccorso con febbre da circa 4 giorni, tosse secca e dolore al petto che peggiorava quando inspirava. Gli esami del sangue mostravano una leggera riduzione dei globuli bianchi e delle piastrine, con un aumento della proteina C-reattiva (PCR), segno di infiammazione. L'analisi del sangue arterioso indicava una riduzione dell'ossigeno nel sangue (ipossiemia) e un leggero squilibrio del pH.
La radiografia del torace mostrava una polmonite interstiziale su entrambi i polmoni e il test per il virus SARS-CoV-2 risultava positivo, confermando l'infezione da COVID-19.
Il trattamento iniziale
La paziente è stata messa sotto ossigeno con una maschera speciale (ventimask) e ricoverata nel reparto COVID. L'elettrocardiogramma (ECG) all'ingresso ha evidenziato una fibrillazione atriale, un tipo di aritmia cardiaca caratterizzata da un battito irregolare e rapido.
Oltre al supporto respiratorio, ha iniziato una terapia con:
- steroidi ad alte dosi (Desametasone) per ridurre l'infiammazione,
- farmaci antivirali (Remdesivir) per combattere il virus,
- eparina a basso peso molecolare (Enoxaparina) per prevenire la formazione di coaguli.
Dopo alcuni giorni le sue condizioni sono migliorate, permettendo di togliere l'ossigeno e dimetterla dopo circa una settimana.
La gestione della fibrillazione atriale
Alla dimissione, la terapia steroidea è stata continuata per altri 15 giorni in compresse. Il dosaggio del Bisoprololo, un farmaco che rallenta il battito cardiaco, è stato aumentato e si è iniziata una terapia anticoagulante con Edoxaban per prevenire il rischio di coaguli legato all'aritmia.
Dopo 4 settimane di anticoagulanti, la paziente ha effettuato una procedura chiamata cardioversione elettrica sincronizzata, che serve a riportare il cuore a un ritmo normale (ritmo sinusale).
Tuttavia, dopo 15 giorni, l'ECG di controllo ha mostrato una nuova comparsa della fibrillazione atriale, questa volta senza sintomi evidenti. Per questo motivo si è deciso di mantenere una strategia di controllo della frequenza cardiaca, continuando con il Bisoprololo.
Fattori di rischio e scelte terapeutiche
La paziente aveva diversi fattori che aumentano il rischio di fibrillazione atriale, come l'obesità grave, l'ipertensione e il diabete. L'infezione da COVID-19 probabilmente ha scatenato l'aritmia.
La terapia anticoagulante era importante sia per il rischio elevato di formazione di coaguli (valutato con un punteggio chiamato CHADSVASc pari a 4), sia per poter eseguire la cardioversione in sicurezza.
La scelta di Edoxaban come anticoagulante è stata fatta per due motivi principali:
- la sua minore interazione con il Desametasone rispetto ad altri anticoagulanti,
- la sua efficacia anche in pazienti con indice di massa corporea molto alto, come in questo caso.
In conclusione
Questo caso mostra come l'infezione da COVID-19 possa scatenare una fibrillazione atriale in una persona con fattori di rischio importanti. La gestione ha previsto un trattamento combinato per il virus, l'infiammazione e l'aritmia, con particolare attenzione alla prevenzione dei coaguli. La terapia anticoagulante e la cardioversione sono state scelte fondamentali, adattate alle condizioni specifiche della paziente.