Che cos'è lo studio APIDULCIS
Lo studio APIDULCIS è una ricerca condotta in diversi centri che ha analizzato pazienti con un primo episodio di tromboembolismo venoso (TEV) di tipo spontaneo o legato a fattori di rischio minori. Tutti i pazienti avevano già ricevuto almeno 12 mesi di terapia anticoagulante.
L'obiettivo dello studio era valutare se fosse possibile prolungare la terapia con un dosaggio basso di un anticoagulante orale chiamato apixaban (2,5 mg due volte al giorno) solo nei casi in cui un esame del sangue, il D-dimero, risultasse positivo. Il D-dimero è una sostanza che può indicare un rischio maggiore di nuovi episodi di trombosi.
Perché è importante il D-dimero
Il D-dimero viene misurato più volte nel tempo per capire se il rischio di ricaduta è alto o basso. Se il D-dimero rimane negativo, si pensava che fosse sicuro interrompere la terapia anticoagulante. Se invece diventa positivo, si consiglia di continuare la terapia a basso dosaggio.
Risultati principali dello studio
- Lo studio è stato interrotto dopo aver arruolato 732 pazienti perché è stato osservato un numero maggiore di nuovi episodi di trombosi tra chi aveva interrotto la terapia nonostante un D-dimero negativo.
- Questa differenza era particolarmente evidente nei pazienti con TEV spontaneo o legato a fattori di rischio persistenti, soprattutto negli uomini.
- Nei pazienti con TEV legato a fattori di rischio temporanei, la differenza era meno marcata.
Interpretazione dei risultati
Una possibile spiegazione è che lo studio APIDULCIS abbia incluso pazienti con un rischio più alto di ricadute. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che solo chi aveva già fatto almeno un anno di terapia anticoagulante è stato incluso, escludendo chi aveva un rischio più basso e quindi una terapia più breve.
Inoltre, l'apixaban a basso dosaggio si è mostrato efficace e sicuro per i pazienti con TEV spontaneo o con fattori di rischio persistenti come:
- problemi di coagulazione del sangue (trombofilie),
- malattie infiammatorie intestinali,
- insufficienza renale,
- obesità,
- immobilità prolungata.
Considerazioni sulle terapie prolungate
Non è chiaro se sia giusto mantenere la terapia anticoagulante a lungo termine in tutti i pazienti, soprattutto in quelli in cui il TEV è stato causato da fattori di rischio rimovibili, anche se minori, come la terapia ormonale o la gravidanza nelle donne.
Le linee guida più recenti non sono tutte concordi su questo punto, e prolungare la terapia indefinitamente può comportare rischi, come sanguinamenti, anche se i farmaci usati oggi sono più sicuri.
Importanza della decisione condivisa
Per questi motivi, è importante che la decisione di continuare o interrompere la terapia anticoagulante sia presa valutando attentamente il rischio individuale e coinvolgendo il paziente, che ha il diritto di partecipare a questa scelta importante.
In conclusione
Lo studio APIDULCIS ha mostrato che interrompere la terapia anticoagulante basandosi solo sul D-dimero negativo può essere rischioso in alcuni pazienti con TEV spontaneo o fattori di rischio persistenti. L'uso di apixaban a basso dosaggio si è dimostrato una scelta efficace per ridurre il rischio di recidive in questi casi. Tuttavia, la decisione di prolungare o meno la terapia deve essere personalizzata e condivisa con il paziente, considerando i rischi e i benefici.