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Articolo per pazienti Pubblicato: 31/05/2022 Lettura: ~3 min

Istaroxima: un nuovo trattamento per lo shock cardiogeno?

Fonte
ESC HFA Congress 2022.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Alberto Aimo Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

L’istaroxima è un farmaco innovativo studiato per aiutare il cuore a funzionare meglio in situazioni di grave difficoltà, come lo shock cardiogeno. Questo testo spiega in modo semplice come agisce e quali risultati sono stati osservati finora in pazienti con problemi cardiaci gravi.

Che cos'è l'istaroxima e come funziona

L’istaroxima è un farmaco che agisce in due modi per migliorare la funzione del cuore:

  • Aumenta la quantità di calcio nelle cellule del cuore durante la contrazione (fase chiamata sistole), aiutando il cuore a pompare meglio il sangue.
  • Riduce il calcio nelle cellule durante il rilassamento del cuore (fase chiamata diastole), favorendo un migliore rilassamento del muscolo cardiaco.

Inoltre, l’istaroxima può aumentare la resistenza dei vasi sanguigni, influenzando direttamente i muscoli delle pareti dei vasi.

Lo studio pilota sull'istaroxima

Uno studio ha valutato la sicurezza e l'efficacia di un'infusione di istaroxima per 24 ore in pazienti con shock cardiogeno stadio B, cioè una fase iniziale di grave difficoltà cardiaca. I pazienti avevano tra i 18 e gli 85 anni, erano ricoverati per scompenso cardiaco acuto e avevano una funzione cardiaca ridotta (frazione d’eiezione ≤40%) con pressione arteriosa bassa.

Alcuni pazienti sono stati esclusi dallo studio per condizioni particolari, come recenti infarti, ictus, interventi cardiaci recenti, aritmie pericolose, febbre alta o problemi renali gravi.

Modalità di somministrazione e gruppi di pazienti

L’istaroxima è stato somministrato con un’infusione continua a velocità iniziale di 1,5 microgrammi per chilogrammo al minuto, poi ridotta a 1,0 per motivi di sicurezza. La dose poteva essere ulteriormente abbassata se si presentavano effetti collaterali come nausea, battito cardiaco troppo lento o aumento eccessivo della pressione.

Lo studio ha confrontato 29 pazienti trattati con istaroxima e 31 con placebo, entrambi in aggiunta alla terapia standard.

Risultati principali

  • L’endpoint principale era la differenza nella pressione arteriosa sistolica nelle prime 6 ore: i pazienti con istaroxima hanno mostrato un miglioramento significativo rispetto al placebo.
  • Dopo l’infusione, pressione arteriosa, battito cardiaco e funzione renale erano simili nei due gruppi.
  • Il cuore dei pazienti trattati con istaroxima ha mostrato miglioramenti nella capacità di pompare e nel volume di sangue presente nelle camere cardiache a 24 ore.
  • Il farmaco è stato ben tollerato, senza aritmie pericolose. Gli effetti collaterali più comuni sono stati disturbi gastrointestinali (31%) e dolore nel punto di infusione (14%).
  • Un’analisi preliminare ha suggerito una possibile riduzione del peggioramento dello scompenso entro 4 giorni e delle riammissioni in ospedale entro 30 giorni.
  • La dose più bassa di 1,0 mcg/kg/min ha mostrato un’efficacia simile a quella più alta, con buon profilo di sicurezza.

Significato dello studio

Questo è il primo studio che dimostra un effetto positivo sulla pressione arteriosa in pazienti con shock cardiogeno iniziale usando un farmaco che non agisce attraverso il sistema adrenergico (quello collegato allo stress e all’adrenalina).

L’istaroxima ha aumentato sia la capacità di pompare il cuore sia la pressione arteriosa senza causare aumento del battito cardiaco o aritmie pericolose.

In conclusione

L’istaroxima rappresenta una nuova possibilità di trattamento per pazienti con grave difficoltà cardiaca, migliorando la funzione del cuore e la pressione arteriosa in modo sicuro e ben tollerato. Questi risultati incoraggiano ulteriori studi per confermare il suo ruolo nello scompenso acuto e nello shock cardiogeno.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Alberto Aimo

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