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Articolo per pazienti Pubblicato: 30/06/2022 Lettura: ~3 min

Colesterolo LDL: ridurlo presto e di più fa bene al cuore

Fonte
Dati e studi clinici pubblicati, tra cui gli studi FOURIER, EBBINGHAUS, MIRACL, EVACS e altre ricerche citate da Giuseppe Marazzi, Cardiologia IRCCS San Raffaele, Roma.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Giuseppe Marazzi Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Introduzione

Il colesterolo LDL, spesso chiamato "colesterolo cattivo", è un importante fattore che può aumentare il rischio di malattie del cuore e dei vasi sanguigni. Ridurre i suoi livelli, soprattutto nelle persone con alto rischio, aiuta a prevenire eventi come infarti e ictus. Negli ultimi anni, nuove terapie e studi hanno mostrato che abbassare il colesterolo LDL molto presto e a livelli molto bassi è sicuro ed efficace per proteggere il cuore.

Che cos'è il colesterolo LDL e perché è importante ridurlo

Il colesterolo LDL è una sostanza che, se presente in quantità elevate nel sangue, può accumularsi nelle pareti delle arterie, causando danni e aumentando il rischio di malattie cardiovascolari, come infarto o ictus. Per questo motivo, è importante tenerlo sotto controllo e, se necessario, ridurlo con terapie specifiche.

Nuove terapie e obiettivi più bassi per il colesterolo LDL

Recentemente, sono disponibili farmaci chiamati inibitori della PCSK9 (come l'evolocumab) che permettono di abbassare il colesterolo LDL anche in pazienti con livelli già moderati ma a rischio elevato. Le linee guida raccomandano ora di puntare a valori più bassi di colesterolo LDL rispetto al passato:

  • meno di 70 mg/dL per chi ha un alto rischio cardiovascolare;
  • meno di 55 mg/dL per chi ha un rischio molto alto.

Questi farmaci, usati insieme alle statine, hanno dimostrato di ridurre significativamente il rischio di eventi cardiovascolari senza aumentare gli effetti collaterali.

Risultati degli studi principali

Lo studio FOURIER ha coinvolto oltre 27.000 pazienti con malattie cardiovascolari stabili. L'aggiunta di evolocumab alla terapia con statine ha portato a una riduzione media del colesterolo LDL a circa 31 mg/dL e a una diminuzione significativa degli eventi come infarto e ictus. Inoltre, non sono stati osservati problemi di sicurezza o effetti negativi sulla memoria e sulle funzioni cognitive.

Un altro studio, chiamato EBBINGHAUS, ha valutato la funzione cognitiva in pazienti trattati con evolocumab e non ha trovato differenze rispetto al gruppo placebo, anche in chi aveva livelli di colesterolo LDL molto bassi.

Non esiste un limite inferiore per la sicurezza

Le analisi hanno mostrato che abbassare il colesterolo LDL a livelli molto bassi (anche inferiori a 10-20 mg/dL) continua a ridurre il rischio di eventi cardiovascolari senza aumentare gli effetti collaterali o problemi di sicurezza. Questo è un dato importante, perché indica che non c'è un "limite minimo" al di sotto del quale la terapia diventa pericolosa.

L'importanza di iniziare presto la terapia

Gli studi indicano che iniziare un trattamento aggressivo per abbassare il colesterolo LDL subito dopo un evento cardiaco, come un infarto, è molto utile per ridurre il rischio di nuovi problemi. Lo studio MIRACL ha dimostrato che iniziare la terapia con statine ad alto dosaggio nelle prime 24-96 ore dopo un infarto riduce il rischio di nuovi eventi ischemici.

Lo studio EVACS ha mostrato che l'aggiunta precoce di evolocumab nei pazienti con infarto permette di raggiungere rapidamente i valori target di colesterolo LDL consigliati dalle linee guida, con un buon profilo di sicurezza.

In conclusione

Ridurre il colesterolo LDL il prima possibile e portarlo a livelli molto bassi è una strategia efficace e sicura per prevenire eventi cardiovascolari, specialmente in chi ha già avuto problemi al cuore. Nuove terapie come gli inibitori della PCSK9, usate insieme alle statine, permettono di raggiungere questi obiettivi senza aumentare il rischio di effetti collaterali. È importante che il trattamento inizi presto, soprattutto dopo un infarto, per proteggere al meglio il cuore e i vasi sanguigni.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Giuseppe Marazzi

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