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Articolo per pazienti Pubblicato: 31/08/2022 Lettura: ~2 min

Studio ALL-HEART: l’allopurinolo e la salute del cuore nelle persone con cardiopatia ischemica

Fonte
ESC Congress 2022

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Vincenzo Castiglione Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Questo testo spiega i risultati di uno studio importante che ha valutato se un farmaco chiamato allopurinolo possa migliorare la salute del cuore in persone con una malattia chiamata cardiopatia ischemica. L'obiettivo è capire se l'allopurinolo aiuta a prevenire eventi come infarti o ictus in questi pazienti.

Che cos'è l'allopurinolo?

L'allopurinolo è un medicinale usato principalmente per trattare l'iperuricemia, cioè un aumento dei livelli di acido urico nel sangue. Funziona bloccando un enzima chiamato xantina ossidasi. Alcuni studi avevano suggerito che l'allopurinolo potesse anche avere effetti positivi sul cuore, come migliorare la capacità di fare attività fisica e ridurre i sintomi di dolore al petto (angina) nelle persone con malattia coronarica.

Lo studio ALL-HEART

Lo studio chiamato ALL-HEART ha coinvolto 5.721 persone di età pari o superiore a 60 anni con cardiopatia ischemica, cioè una condizione in cui il cuore riceve meno sangue a causa di problemi alle arterie. Nessuno di questi pazienti aveva la gotta, una malattia legata all'acido urico. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi:

  • un gruppo ha ricevuto l'allopurinolo insieme alle cure standard per la cardiopatia ischemica;
  • l'altro gruppo ha ricevuto solo le cure standard.

La dose massima giornaliera di allopurinolo era di 600 mg. I ricercatori hanno seguito i pazienti per circa 5 anni per vedere se ci fossero differenze importanti tra i due gruppi.

Risultati principali

Dopo questo periodo di osservazione, non sono state trovate differenze significative tra i due gruppi riguardo agli eventi principali studiati, che includevano:

  • infarto del cuore non fatale;
  • ictus non fatale;
  • morte per cause cardiovascolari.

Le percentuali di questi eventi erano molto simili: 11% nel gruppo con allopurinolo e 11,3% nel gruppo senza. Anche altri risultati secondari, come la mortalità per tutte le cause, le ospedalizzazioni per problemi cardiaci o la necessità di interventi alle arterie coronariche, non hanno mostrato differenze.

In conclusione

Lo studio ALL-HEART ha dimostrato che l'allopurinolo non migliora la prognosi nei pazienti con cardiopatia ischemica. Questo significa che, in queste persone, l'aggiunta di allopurinolo alle cure abituali non riduce il rischio di infarto, ictus o morte per problemi cardiaci.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Vincenzo Castiglione

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