Che cos'è la stratificazione del rischio aritmico?
La stratificazione del rischio aritmico significa valutare la probabilità che una persona con cardiomiopatia non ischemica sviluppi aritmie ventricolari gravi o possa avere una morte improvvisa. Questo è importante per decidere se sia necessario impiantare un defibrillatore, un dispositivo che aiuta a prevenire eventi pericolosi.
Come si valutava il rischio finora?
Tradizionalmente, i medici usano soprattutto la frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF), che misura quanto bene il cuore pompa il sangue. Se questo valore è molto basso (ad esempio ≤35%), si considera un rischio più alto di aritmie.
Il ruolo della risonanza magnetica cardiaca (CMR)
La risonanza magnetica cardiaca è un esame che permette di vedere dettagliatamente il cuore. Alcuni parametri che si possono ottenere con questo esame, come il late gadolinium enhancement (LGE), indicano la presenza di tessuto cicatriziale o danneggiato nel cuore, che può aumentare il rischio di aritmie.
Il volume extracellulare (ECV) come nuovo indicatore
Uno studio recente ha analizzato 703 pazienti con cardiomiopatia non ischemica usando la CMR. Tra i vari parametri, il volume extracellulare (ECV) – cioè la quantità di spazio fuori dalle cellule nel tessuto cardiaco – è risultato particolarmente importante.
Un valore di ECV pari o superiore al 30% è stato il miglior indicatore indipendente per prevedere eventi aritmici gravi, come:
- scariche appropriate del defibrillatore;
- tachicardia ventricolare sostenuta (battito cardiaco molto veloce e pericoloso);
- arresto cardiaco rianimato;
- morte improvvisa.
Questo indicatore ha funzionato bene anche in pazienti che avevano già segni di danno cardiaco (LGE positivo) o una LVEF bassa (≤35%).
Modello combinato per migliorare la previsione
Combinando i dati di LGE, LVEF ≤35% ed ECV ≥30%, i ricercatori hanno creato un modello che predice il rischio aritmico con maggiore precisione. Questo modello ha cambiato la classificazione del rischio nel 32% dei pazienti rispetto all'uso della sola LVEF, migliorando così la capacità di identificare chi è più a rischio.
In conclusione
Il volume extracellulare misurato con la risonanza magnetica cardiaca rappresenta un importante strumento aggiuntivo per valutare il rischio di aritmie pericolose nella cardiomiopatia non ischemica. Questo aiuta i medici a prendere decisioni più informate riguardo alla prevenzione di eventi gravi, andando oltre il semplice valore della funzione di pompa del cuore.