CardioLink Salute • Contenuti informativi per pazienti
Articolo per pazienti Pubblicato: 24/10/2022 Lettura: ~2 min

Il trattamento del difetto del setto interventricolare dopo un infarto: per via percutanea o chirurgica?

Fonte
Giblett et al, European Heart Journal, 2022, DOI: 10.1093/eurheartj/ehac511.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Andreina Carbone Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Il difetto del setto interventricolare dopo un infarto è una complicanza seria che richiede un trattamento adeguato. Esistono due modi principali per ripararlo: con un intervento chirurgico tradizionale oppure con una procedura meno invasiva chiamata chiusura percutanea. Qui spieghiamo cosa è emerso da uno studio recente che ha confrontato queste due opzioni, per aiutare a capire meglio cosa aspettarsi.

Che cos'è il difetto del setto interventricolare post-infartuale

Il difetto del setto interventricolare post-infartuale è una lesione che si forma nella parete che separa i due ventricoli del cuore dopo un infarto. Questa condizione può causare gravi problemi al cuore e richiede un trattamento urgente.

Le due opzioni di trattamento

Ci sono due modi principali per riparare questo difetto:

  • Intervento chirurgico tradizionale: un'operazione aperta per chiudere il difetto.
  • Chiusura percutanea: una procedura meno invasiva che utilizza un catetere inserito attraverso i vasi sanguigni per chiudere il difetto senza aprire il torace.

Lo studio recente

Uno studio condotto in 16 centri del Regno Unito ha analizzato i risultati di 362 pazienti trattati tra il 2010 e il 2021 con una di queste due tecniche. In totale sono state eseguite 416 procedure: 131 percutanee e 231 chirurgiche.

Alcuni pazienti sono stati trattati prima con una tecnica e poi con l'altra:

  • Il 16,1% di quelli inizialmente trattati per via percutanea ha poi subito un intervento chirurgico.
  • Il 7,8% di quelli operati chirurgicamente ha poi ricevuto un trattamento percutaneo.

Caratteristiche dei pazienti

  • I pazienti trattati per via percutanea erano in media più anziani (72 anni contro 67 anni).
  • Chi ha fatto l'intervento chirurgico aveva più spesso uno shock cardiogeno, una condizione grave in cui il cuore non riesce a pompare abbastanza sangue.
  • I tempi tra l'infarto e il trattamento erano simili per entrambi i gruppi, circa 9 giorni.

Risultati principali

  • Non c'è stata una differenza significativa nella mortalità a lungo termine tra i due gruppi (61,1% percutaneo vs. 53,7% chirurgico).
  • La mortalità durante il ricovero ospedaliero era più bassa nel gruppo chirurgico (44,2% contro 55,0%).
  • Dopo la dimissione dall'ospedale, la mortalità era simile in entrambi i gruppi.

Fattori associati a un rischio maggiore

Lo studio ha identificato alcuni fattori legati a un rischio più alto di mortalità a lungo termine:

  • La presenza di shock cardiogeno.
  • La scelta dell'approccio percutaneo.
  • Il numero di vasi sanguigni coronarici malati.

In conclusione

La riparazione del difetto del setto interventricolare dopo un infarto può essere effettuata sia con un intervento chirurgico tradizionale sia con una procedura percutanea. Entrambe le opzioni sono valide e non mostrano differenze significative nella sopravvivenza a lungo termine dopo la dimissione dall'ospedale. Tuttavia, l'intervento chirurgico sembra essere associato a una mortalità più bassa durante il ricovero.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Andreina Carbone

Conversazione interattiva sul contenuto

discussione medico-scientifica con genIA