Come funziona l’alirocumab
L’alirocumab appartiene a una classe di farmaci chiamati inibitori di PCSK9. Questi farmaci aumentano il numero di recettori LDL sulla superficie delle cellule del fegato, chiamate epatociti. Questi recettori aiutano a rimuovere il colesterolo LDL (il cosiddetto "colesterolo cattivo") dal sangue, riducendone così i livelli circolanti.
Risultati dello studio ODYSSEY OUTCOMES
Lo studio clinico ODYSSEY OUTCOMES ha coinvolto quasi 19.000 pazienti con un'età media di 58 anni, che avevano avuto un problema cardiaco acuto nell'anno precedente e che assumevano già statine al massimo dosaggio. I pazienti che hanno ricevuto alirocumab due volte alla settimana hanno mostrato una riduzione del rischio di morte per qualsiasi causa e di infarto rispetto a chi ha ricevuto un placebo (un trattamento finto).
Ruolo della lipoproteina(a) e dell’infiammazione
La lipoproteina(a) è una sostanza nel sangue che può aumentare il rischio di problemi cardiaci. L’alirocumab riduce anche i livelli di questa lipoproteina, e questa riduzione è collegata a una diminuzione degli eventi cardiovascolari, indipendentemente dalla riduzione del colesterolo LDL.
Un altro aspetto importante è l’infiammazione, che può essere misurata con un esame chiamato proteina C reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP). I pazienti con valori di hs-CRP uguali o superiori a 2 mg/L, che indicano una maggiore infiammazione, hanno un rischio più alto di eventi cardiaci se hanno anche livelli elevati di lipoproteina(a).
Beneficio maggiore in presenza di infiammazione
Nei pazienti con infiammazione più alta (hs-CRP ≥ 2 mg/L), l’alirocumab ha mostrato un beneficio maggiore nel ridurre gli eventi cardiovascolari, soprattutto quando anche i livelli di lipoproteina(a) erano elevati. Questo suggerisce che l’infiammazione può aumentare il rischio legato alla lipoproteina(a), e che l’alirocumab è particolarmente efficace in queste condizioni.
In conclusione
L’alirocumab è un farmaco che aiuta a ridurre il colesterolo LDL e la lipoproteina(a), contribuendo a diminuire il rischio di problemi cardiaci in pazienti con sindrome coronarica acuta. Il suo beneficio è particolarmente evidente in chi presenta segni di infiammazione nel sangue, misurati con la proteina C reattiva ad alta sensibilità. Questi risultati aiutano a capire meglio quali pazienti possono trarre maggior vantaggio da questo trattamento.