Chi è il paziente e qual è la sua storia medica
Il paziente è un uomo di 71 anni, ex-fumatore, con una storia familiare di problemi cardiaci. Soffre di cardiopatia ischemica cronica, cioè una riduzione del flusso di sangue al cuore dovuta a problemi nelle arterie coronarie. Ha avuto diversi interventi per migliorare la circolazione sanguigna nel cuore, con l'inserimento di stent (piccoli tubi per mantenere aperte le arterie) in diverse parti del cuore dal 2011 al 2019.
Oltre alla cardiopatia, ha altre condizioni come ipertensione arteriosa (pressione alta), colesterolo alto, diabete di tipo 2, e alcune intolleranze a farmaci comuni per il cuore.
Negli ultimi mesi, ha iniziato a sentire fiato corto durante lo sforzo e una sensazione di peso al petto, simili a quelli che aveva prima degli interventi precedenti. Per questo si è rivolto ai medici per una nuova valutazione.
La terapia attuale e i controlli recenti
Il paziente assume vari farmaci per il cuore, la pressione, il diabete e il colesterolo. Gli esami recenti mostrano che non ha anemia, la funzione renale è normale e il controllo del diabete è buono. La pressione e il battito cardiaco sono nella norma, così come l'elettrocardiogramma, che registra l'attività elettrica del cuore.
Modifiche terapeutiche consigliate
Dato che il paziente aveva già manifestato effetti collaterali con alcuni farmaci (calcio-antagonisti e nitrati), i medici hanno deciso di aggiungere Ivabradina, un farmaco che aiuta a ridurre la frequenza cardiaca senza gli effetti collaterali precedenti. Questo aiuta a migliorare i sintomi e la funzione del cuore.
Dopo alcune settimane, nonostante la frequenza cardiaca sia diminuita, il paziente continua ad avere sintomi. Per questo, i medici hanno richiesto un esame più approfondito chiamato test di imaging in wash-out farmacologico, che permette di valutare la presenza e l'estensione di aree del cuore con ridotto apporto di sangue.
Risultati degli esami e decisioni successive
L'esame ha mostrato che una parte significativa del cuore presenta ischemia, cioè una riduzione del flusso sanguigno. Per approfondire, è stata eseguita una TAC cardiaca che ha confermato la presenza di stent aperti e alcune malattie nelle arterie coronarie, ma senza lesioni che richiedano un intervento chirurgico o percutaneo immediato.
In questa situazione, i medici hanno deciso di migliorare ulteriormente la terapia medica, soprattutto per il controllo del colesterolo, abbassando il livello di LDL (il cosiddetto "colesterolo cattivo") sotto 55 mg/dl, valore raccomandato per pazienti con alto rischio cardiovascolare.
Per raggiungere questo obiettivo, hanno sostituito la statina con una combinazione di statina ed ezetimibe, un altro farmaco che aiuta a ridurre il colesterolo. Inoltre, hanno aggiunto Ranolazina, un farmaco che aiuta a ridurre i sintomi dell'angina (dolore al petto causato da ridotto apporto di sangue al cuore).
Risultati a distanza di tre mesi
Dopo circa tre mesi, il paziente ha mostrato un buon controllo della pressione, della frequenza cardiaca e del colesterolo LDL, che è sceso a 52 mg/dL, cioè entro il target raccomandato. Inoltre, i sintomi di angina e difficoltà respiratorie durante lo sforzo sono migliorati significativamente, permettendogli una migliore qualità di vita.
In conclusione
Questo caso mostra come, in un paziente con malattia cardiaca cronica e sintomi persistenti, sia importante una valutazione accurata e l'ottimizzazione della terapia medica seguendo le linee guida aggiornate. L'aggiunta di farmaci specifici per la frequenza cardiaca e il controllo rigoroso del colesterolo possono migliorare i sintomi e la prognosi, anche quando non è possibile intervenire chirurgicamente sulle arterie coronarie.