Che cosa dice la ricerca
Secondo le linee guida internazionali, nei pazienti che hanno avuto un arresto cardiaco fuori dall’ospedale e non mostrano un particolare segno chiamato “sopra-slivellamento del tratto ST” all’elettrocardiogramma, la decisione di fare un esame chiamato coronarografia dipende dalla stabilità del paziente.
Coronarografia è un esame che serve a vedere se le arterie del cuore sono bloccate o strette.
Se il paziente è instabile, cioè ha problemi a mantenere una pressione sanguigna adeguata o ha difficoltà a respirare, si consiglia di fare questo esame rapidamente. Se invece è stabile, si può aspettare.
Cosa hanno studiato gli autori
Gli autori dello studio hanno analizzato 386 pazienti che avevano avuto un arresto cardiaco fuori dall’ospedale senza il segno sopra menzionato, sia stabili che instabili dal punto di vista emodinamico (cioè della circolazione sanguigna).
Tra questi, il 44% era stabile.
Risultati principali
- Un’occlusione coronarica, cioè un blocco in un’arteria del cuore, è stata trovata nel 19,5% dei pazienti stabili e nel 24% di quelli instabili.
- La presenza di questo blocco era più comune in chi aveva avuto dolore al petto e in chi aveva un ritmo cardiaco che può essere trattato con la defibrillazione (una scarica elettrica per far tornare il cuore a battere normalmente).
- Il blocco non era legato direttamente alla stabilità del paziente al momento dell’arrivo in ospedale.
- Avere un’occlusione coronarica aumentava il rischio di morte causata da problemi al cuore, ma non aumentava il rischio di morire per altre cause.
In conclusione
In sintesi, dopo un arresto cardiaco fuori dall’ospedale, un blocco nelle arterie del cuore si può trovare sia in pazienti stabili che instabili. Questo blocco è collegato a sintomi come dolore al petto e a certi tipi di ritmo cardiaco. È importante perché aumenta il rischio di morte per problemi cardiaci, anche se non influisce sul rischio di morte per altre cause.