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Articolo per pazienti Pubblicato: 16/02/2023 Lettura: ~3 min

Caso clinico di coronaropatia e aterosclerosi degli arti inferiori

Fonte
Marco Gobbo, Giuseppe Grassi, Dipartimento di Cardiologia, Ospedale S.S. Giovanni e Paolo, Venezia

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Marco Gobbo - Giuseppe Grassi Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1269 Sezione: 78

Introduzione

Questo caso riguarda una donna di 62 anni con diverse condizioni mediche che ha manifestato dolore al petto. Verranno spiegate le sue diagnosi, gli esami effettuati e i trattamenti eseguiti, in modo semplice e chiaro.

Presentazione del caso

Una donna di 62 anni, con diabete, pressione alta e colesterolo alterato, e con una storia familiare di problemi cardiaci, si è presentata al Pronto Soccorso per un dolore al petto che compariva anche con sforzi minimi. Da circa una settimana, il dolore al petto si manifestava con sforzi sempre più lievi.

L'elettrocardiogramma (ECG) mostrava un battito cardiaco accelerato, un blocco di una parte del cuore e un ispessimento del ventricolo sinistro con alcune alterazioni non specifiche. Un esame del sangue per la troponina I, che indica danno al cuore, era negativo in due controlli a distanza di 3 ore. La funzione dei reni e il sangue erano normali. L'ecocardiogramma evidenziava una ridotta capacità di movimento di alcune parti del cuore e una funzione di pompa leggermente ridotta.

Diagnosi più probabile

Considerando i sintomi e gli esami, la diagnosi più probabile era angina instabile, una condizione in cui il cuore riceve meno sangue e ossigeno del necessario, causando dolore al petto anche a riposo o con sforzi minimi.

Strategia diagnostica

Per approfondire la diagnosi, è stata scelta la coronarografia, un esame invasivo che permette di vedere direttamente le arterie del cuore e valutare eventuali ostruzioni. Altri esami come la tomografia computerizzata (TC) coronarica o l'ecostress con dobutamina non erano indicati in questo caso.

Risultati della coronarografia e trattamento

L'esame ha mostrato ostruzioni importanti in diverse arterie del cuore. È stata eseguita un'angioplastica, cioè l'apertura delle arterie con l'inserimento di piccoli tubi chiamati stent, per migliorare il flusso sanguigno. L'intervento è andato bene senza complicazioni.

La paziente è stata dimessa con una terapia che includeva due farmaci antiaggreganti (ASA e Ticagrelor) per prevenire la formazione di coaguli, con un programma per completare il trattamento a distanza di 3 mesi.

Follow-up e trattamento dell'arteria degli arti inferiori

A sei mesi dal trattamento, la paziente ha riferito dolore alla gamba destra durante la camminata (claudicatio). Un esame ecografico ha evidenziato una grave aterosclerosi, cioè un indurimento e restringimento delle arterie delle gambe. Un'angiografia ha confermato l'occlusione di un'arteria della gamba destra, che è stata trattata con angioplastica usando un pallone medicato.

Durata della terapia antiaggregante dopo angioplastica periferica

Per quanto riguarda la durata della doppia terapia antiaggregante dopo l'angioplastica alle gambe, le linee guida indicano di passare da Ticagrelor a Clopidogrel per almeno un mese, seguito da una valutazione per l'aggiunta di un altro farmaco chiamato rivaroxaban a basso dosaggio.

In conclusione

In questo caso, una donna con fattori di rischio importanti ha manifestato angina instabile, confermata da esami specifici. È stata trattata con successo tramite angioplastica coronarica e, successivamente, anche per problemi vascolari alle gambe. La gestione farmacologica è stata adattata secondo le linee guida per prevenire complicazioni future.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Marco Gobbo - Giuseppe Grassi

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