Che cosa è stato studiato
Un grande studio chiamato ASPREE ha coinvolto oltre 16.000 persone di età superiore ai 70 anni, tutte sane e senza malattie cardiache. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: uno ha preso una bassa dose di aspirina (100 mg al giorno) e l'altro un placebo, cioè una pillola senza principio attivo. Lo scopo era vedere se l'aspirina potesse ridurre il rischio di fratture o cadute gravi, cioè cadute che richiedono il ricovero in ospedale.
Risultati principali
- L'aspirina a basso dosaggio non ha ridotto il rischio di fratture. In pratica, chi prendeva aspirina non ha avuto meno fratture rispetto a chi prendeva il placebo.
- Al contrario, l'assunzione di aspirina è stata associata a un aumento del rischio di cadute gravi. Queste cadute sono quelle che hanno richiesto un accesso in ospedale.
Altri risultati importanti
Lo studio ASPREE aveva già mostrato che l'aspirina in prevenzione primaria negli anziani non:
- allunga la sopravvivenza senza disabilità,
- non riduce il rischio di demenza o declino della memoria e delle capacità cognitive.
Cosa significa tutto questo
In persone anziane sane, l'assunzione quotidiana di aspirina a basso dosaggio non offre vantaggi nel prevenire fratture o problemi cognitivi e può aumentare il rischio di cadute gravi, che possono avere conseguenze importanti per la salute.
In conclusione
La cardioaspirina, usata a basso dosaggio negli anziani sani, non riduce il rischio di fratture e può aumentare il rischio di cadute gravi. Inoltre, non migliora la durata della vita senza disabilità né protegge dalla perdita di memoria. Questi dati sono importanti per valutare insieme al medico l'uso di questo farmaco in età avanzata.