Il caso di Marco
Marco ha 71 anni e soffre di diabete di tipo 2, curato con farmaci orali, e di colesterolo alto. Dopo aver avuto vertigini e difficoltà a mantenere l'equilibrio, è stato portato al Pronto Soccorso. Qui, una tac al cervello ha fatto sospettare un ictus nella parte posteriore del cervello chiamata cervelletto, quindi è stato ricoverato in Neurologia.
Gli esami fatti durante il ricovero
- L'elettrocardiogramma mostrava un ritmo cardiaco normale, con qualche segno lieve di sovraccarico sul lato sinistro del cuore.
- L'ecocardiogramma (un'ecografia del cuore) evidenziava un leggero ispessimento della parete del ventricolo sinistro, ma con una buona funzione del cuore e una lieve dilatazione dell'atrio.
- Un esame Doppler ai vasi del collo mostrava modifiche diffuse ma senza restringimenti importanti.
- Un'angio-RM al cervello ha evidenziato diverse aree con alterazioni, che indicano danni o cambiamenti legati a problemi vascolari.
Ricerca di un possibile difetto cardiaco
Si sospettava la presenza di un "forame ovale pervio" (PFO), un piccolo foro nel cuore che può permettere a piccoli coaguli di passare dal sangue venoso a quello arterioso, causando ictus. Per questo è stato fatto un Doppler transcranico con microbolle, che è risultato negativo, cioè non ha mostrato passaggi anomali.
La diagnosi e il primo trattamento
Marco è stato dimesso con la diagnosi di "ictus cerebellare criptogenico", cioè un ictus senza una causa chiara, in presenza di una malattia cronica dei vasi cerebrali. Gli è stata prescritta l'aspirina (acido acetilsalicilico) e indirizzato al reparto di Cardiologia per ulteriori controlli.
Monitoraggio del cuore con loop recorder
In collaborazione con i neurologi, i pazienti con ictus criptogenico vengono spesso monitorati con un dispositivo chiamato loop recorder, che registra continuamente il ritmo cardiaco per scoprire eventuali episodi di fibrillazione atriale (un'aritmia del cuore che aumenta il rischio di ictus).
Dopo circa due mesi, Marco ha avvertito palpitazioni irregolari e inviato un tracciato cardiaco da casa, che ha mostrato un episodio di fibrillazione atriale.
Gestione della fibrillazione atriale
Marco è tornato in ambulatorio e ha iniziato una terapia con edoxaban, un farmaco anticoagulante che aiuta a prevenire la formazione di coaguli nel cuore. Questo è stato scelto in base al suo profilo di rischio, valutato con punteggi chiamati CHA2DS2-VASc (che stima il rischio di ictus) e HAS-BLED (che valuta il rischio di sanguinamento).
Procedura di ablazione
In seguito a nuovi episodi di fibrillazione atriale, si è deciso di sottoporre Marco a una procedura chiamata ablazione transcatetere, che mira a eliminare le aree del cuore che causano l'aritmia. Questa è stata eseguita senza interrompere l'assunzione di edoxaban, seguendo le indicazioni di studi recenti che ne hanno dimostrato la sicurezza.
Controlli dopo l'ablazione
Al termine del periodo di osservazione successivo alla procedura (detto "blanking period"), non sono stati rilevati episodi significativi di aritmia. Tuttavia, data l'età di Marco e il suo alto rischio di ictus, si è deciso di continuare la terapia anticoagulante con edoxaban, che è comodo da prendere una volta al giorno e sicuro anche in pazienti anziani.
In conclusione
Questo caso mostra l'importanza di un'attenta valutazione e monitoraggio nei pazienti con ictus senza causa chiara. L'uso di dispositivi come il loop recorder può aiutare a scoprire aritmie nascoste come la fibrillazione atriale. La terapia anticoagulante e le procedure come l'ablazione sono strumenti utili per ridurre il rischio di nuovi eventi e migliorare la qualità di vita, sempre personalizzando le scelte in base al profilo di ogni paziente.