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Articolo per pazienti Pubblicato: 24/04/2023 Lettura: ~2 min

Strategie antiaggreganti in fase precoce e tardiva dopo infarto del miocardio

Fonte
Navarese et al, DOI: 10.1093/ehjcvp/pvad016.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Andreina Carbone Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

La prevenzione di nuovi problemi cardiaci dopo un infarto è molto importante. Ci sono diverse strategie con farmaci che aiutano a evitare che si formino coaguli nel sangue, riducendo così il rischio di eventi come un altro infarto o un ictus. Questi trattamenti variano a seconda del tempo trascorso dall’evento cardiaco e del rischio individuale di sanguinamento.

Che cosa significa terapia antiaggregante

La terapia antiaggregante consiste nell'assumere farmaci che aiutano a prevenire la formazione di coaguli di sangue nelle arterie del cuore. Questi coaguli possono causare problemi gravi come l'infarto del miocardio.

Fasi di trattamento dopo un infarto

Le linee guida mediche distinguono due periodi principali dopo un infarto:

  • Fase precoce: entro il primo anno dall’evento.
  • Fase tardiva: dopo il primo anno.

Nel primo anno, il rischio di nuovi problemi cardiaci è più alto, quindi la terapia è più intensa. Dopo un anno, si tende a semplificare il trattamento.

Strategie nella fase precoce (entro 12 mesi)

Durante questo periodo, si usano combinazioni di farmaci per ridurre il rischio di nuovi eventi:

  • Ticagrelor 90 mg due volte al giorno: associato a una riduzione significativa della mortalità cardiovascolare senza aumentare il rischio di sanguinamento rispetto ad altre terapie.
  • Aspirina più ticagrelor 90 mg: riduce la mortalità ma può aumentare il rischio di sanguinamento.
  • Aspirina, clopidogrel e rivaroxaban 2,5 mg due volte al giorno: riduce la mortalità ma con un aumento del rischio di sanguinamento.

Strategie nella fase tardiva (oltre 12 mesi)

Dopo il primo anno, nessuna terapia ha mostrato una riduzione della mortalità, ma alcune opzioni aiutano a prevenire nuovi infarti o ictus:

  • Aspirina e clopidogrel: riducono il rischio di un nuovo infarto.
  • Monoterapia con inibitori P2Y12 (in particolare ticagrelor 90 mg): riduce il rischio di infarto senza aumentare il sanguinamento.
  • Aspirina e rivaroxaban 2,5 mg: riducono il rischio di ictus con un rischio di sanguinamento più basso rispetto ad altri anticoagulanti (AVK).

In generale, quasi tutti i trattamenti aumentano il rischio di sanguinamento rispetto all’aspirina da sola, fatta eccezione per la monoterapia con inibitori P2Y12.

In conclusione

Nei primi 12 mesi dopo un infarto, il ticagrelor 90 mg due volte al giorno è il trattamento che riduce maggiormente la mortalità senza aumentare il rischio di sanguinamento rispetto ad altre combinazioni. Oltre il primo anno, la monoterapia con inibitori P2Y12, in particolare ticagrelor, è efficace nel ridurre nuovi infarti senza aumentare il sanguinamento. L’associazione di aspirina e rivaroxaban è utile per prevenire l’ictus con un rischio di sanguinamento accettabile.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Andreina Carbone

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