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Articolo per pazienti Pubblicato: 14/10/2026 Lettura: ~5 min

Ablazione della fibrillazione atriale: cosa sapere sul difetto del setto

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Francesco Gentile

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 907 Sezione: 7

Abstract

Se hai eseguito o stai valutando un'ablazione per la fibrillazione atriale (una procedura che corregge il ritmo irregolare del cuore), potresti non aver mai sentito parlare di un possibile effetto collaterale chiamato difetto del setto interatriale iatrogeno. Uno studio recente ha analizzato questo fenomeno su oltre 1.200 pazienti, scoprendo che in alcuni casi può avere conseguenze importanti sulla salute. Questo articolo ti spiega in modo chiaro di cosa si tratta, quali rischi comporta e cosa puoi fare per tutelarti.

Cos'è l'ablazione della fibrillazione atriale?

La fibrillazione atriale (un'alterazione del ritmo del cuore in cui le camere superiori battono in modo caotico e irregolare) è una delle aritmie più comuni. Quando i farmaci non bastano, il medico può proporre una procedura chiamata ablazione transcatetere (un intervento minimamente invasivo in cui si introduce un sottile tubicino nel cuore attraverso una vena, per eliminare le zone che causano il ritmo anomalo).

Durante questa procedura, il medico deve attraversare il setto interatriale (la parete che divide le due camere superiori del cuore, chiamate atri) per raggiungere il lato sinistro del cuore. Per farlo, pratica un piccolo foro in questa parete.

💡 Cos'è il difetto del setto interatriale iatrogeno?

Normalmente, il piccolo foro praticato durante l'ablazione si richiude da solo nel giro di poche settimane. In alcuni pazienti, però, questo foro rimane aperto anche dopo tre mesi dall'intervento. Quando questo accade, si parla di difetto del setto interatriale iatrogeno (in sigla iASD): una piccola apertura residua tra le due camere superiori del cuore, causata involontariamente dalla procedura stessa. La parola "iatrogeno" significa proprio "causato da una procedura medica".

Cosa ha scoperto lo studio?

Uno studio pubblicato nel 2025 e firmato da Shimojo K e colleghi ha analizzato 1.288 pazienti sottoposti alla loro prima ablazione per fibrillazione atriale tra il 2012 e il 2022.

A tutti i pazienti è stato eseguito un ecocardiogramma transtoracico (un'ecografia del cuore eseguita appoggiando una sonda sul petto) prima dell'intervento e tre mesi dopo.

I risultati principali sono stati:

  • Il 9,9% dei pazienti (circa 1 su 10) presentava ancora il foro aperto a tre mesi dall'ablazione.
  • Chi aveva questo difetto persistente mostrava un rischio più alto di mortalità cardiovascolare (morte legata a cause cardiache) e di ospedalizzazione per scompenso cardiaco (una condizione in cui il cuore non riesce a pompare sangue in modo efficiente).
  • Questi eventi si concentravano soprattutto nei primi sei mesi dopo la procedura.
  • Non è stato invece riscontrato un aumento del rischio di ictus ischemico (l'ostruzione di un vaso sanguigno nel cervello).

Chi è più a rischio di avere questo difetto?

Lo studio ha identificato alcune caratteristiche che rendono più probabile la persistenza del foro nel setto. Tra queste:

  • Le dimensioni e il numero degli strumenti (introduttori vascolari) usati durante la procedura.
  • Le caratteristiche fisiche del paziente (come peso e corporatura).
  • La presenza di un rigurgito tricuspidalico (una piccola perdita di sangue attraverso la valvola tricuspide, una delle valvole del cuore) più accentuata.

Questi dati possono aiutare i medici a identificare in anticipo i pazienti che meritano un controllo più attento dopo l'intervento.

💡 Il difetto del setto e la recidiva di fibrillazione atriale

Lo studio ha anche valutato se la presenza del difetto aumentasse il rischio di recidiva di fibrillazione atriale (cioè il ritorno dell'aritmia dopo l'ablazione). A una prima analisi sembrava esserci un legame, ma dopo aver considerato tutti gli altri fattori di rischio del paziente, questa associazione è scomparsa. In altre parole, il difetto del setto da solo non sembra essere la causa del ritorno dell'aritmia.

Cosa significa tutto questo per te?

Se hai già eseguito un'ablazione per fibrillazione atriale, non devi allarmarti. La grande maggioranza dei pazienti non sviluppa questo problema. Tuttavia, è importante sapere che esiste e che i controlli dopo l'intervento sono fondamentali.

Se invece stai valutando l'ablazione, parla con il tuo cardiologo (il medico specialista del cuore) di tutti i possibili benefici e rischi della procedura, incluso questo aspetto.

⚠️ Sintomi da non ignorare dopo l'ablazione

Nei sei mesi successivi all'ablazione, presta attenzione a questi segnali e contatta subito il tuo medico se li avverti:

  • Fiato corto anche a riposo o con sforzi lievi
  • Gonfiore alle gambe o alle caviglie
  • Stanchezza insolita e persistente
  • Battito cardiaco irregolare o accelerato
  • Aumento di peso rapido (più di 1-2 kg in pochi giorni, possibile segnale di ritenzione di liquidi)

Questi possono essere segnali di scompenso cardiaco e richiedono una valutazione medica tempestiva.

✅ Cosa puoi fare dopo l'ablazione

  • Non saltare i controlli: l'ecocardiogramma a tre mesi è importante per verificare che il foro nel setto si sia chiuso.
  • Riferisci tutti i sintomi nuovi al tuo cardiologo, anche se ti sembrano lievi.
  • Chiedi al tuo medico se sei tra i pazienti che meritano un follow-up più ravvicinato.
  • Continua a prendere i farmaci prescritti senza interromperli autonomamente.
  • Adotta uno stile di vita sano: non fumare, mantieni un peso adeguato, riduci il sale e fai attività fisica moderata secondo le indicazioni del tuo medico.

In sintesi

Dopo un'ablazione per fibrillazione atriale, in circa 1 paziente su 10 il piccolo foro praticato nel setto del cuore durante la procedura non si richiude completamente. Questo difetto residuo, chiamato iASD, può essere associato a un rischio maggiore di problemi cardiaci nei primi sei mesi, in particolare scompenso cardiaco. Non aumenta invece il rischio di ictus. Eseguire i controlli previsti dopo l'intervento, in particolare l'ecocardiogramma a tre mesi, è il modo migliore per tenere la situazione sotto controllo e intervenire tempestivamente se necessario.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Francesco Gentile
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