Perché si va al pronto soccorso con il dolore al petto?
Il dolore toracico acuto è uno dei motivi più comuni per cui le persone si recano al pronto soccorso. Non sempre significa infarto, ma i medici devono escluderlo con certezza e rapidamente.
Per farlo, usano un esame del sangue che misura la troponina (una proteina rilasciata nel sangue quando le cellule del cuore sono danneggiate). Se la troponina è elevata, può indicare un infarto in corso.
Tradizionalmente, questo esame veniva ripetuto a distanza di 3 ore dal primo prelievo. Negli ultimi anni è stato sviluppato un protocollo più rapido, che prevede una seconda misurazione già dopo 1 ora.
💡 Come funziona l'algoritmo 0/1 ora?
L'algoritmo 0/1 ora è un protocollo medico che prevede due misurazioni della troponina nel sangue: una all'arrivo in pronto soccorso (ora 0) e una dopo 60 minuti. Confrontando i due valori, i medici possono capire molto prima se il cuore è in pericolo. L'obiettivo è prendere decisioni più rapide: dimettere chi non è a rischio o avviare subito le cure per chi lo è. Il protocollo tradizionale, invece, prevede la seconda misurazione dopo 3 ore dall'arrivo.
Lo studio PRESC1SE-MI: di cosa si tratta?
Uno studio internazionale chiamato PRESC1SE-MI ha voluto capire se il nuovo algoritmo rapido fosse davvero sicuro e se riducesse i tempi di attesa in pronto soccorso.
Lo studio è stato coordinato dal ricercatore Boeddinghaus J e i risultati sono stati presentati all'ESC Congress 2026 e pubblicati sulla rivista scientifica The Lancet.
È stato uno studio molto ampio: ha coinvolto 67.624 pazienti arrivati in pronto soccorso con dolore toracico acuto, in 19 ospedali di 10 paesi diversi.
Gli ospedali sono stati divisi in due gruppi:
- Un gruppo ha continuato a usare il protocollo tradizionale con misurazione a 0 e 3 ore.
- L'altro gruppo è passato al nuovo protocollo con misurazione a 0 e 1 ora.
I ricercatori volevano rispondere a due domande precise: il nuovo algoritmo è sicuro quanto quello tradizionale? E riduce i tempi di permanenza in pronto soccorso?
I risultati: buone notizie sulla sicurezza
La prima risposta è rassicurante: il nuovo algoritmo è sicuro.
I ricercatori hanno misurato quanti pazienti, nei 30 giorni successivi alla visita, hanno avuto un nuovo infarto o sono deceduti per qualsiasi causa.
- Con il protocollo rapido (0/1 ora): 1,1% dei pazienti (341 su 31.160).
- Con il protocollo tradizionale (0/3 ore): 1,2% dei pazienti (454 su 36.464).
La differenza è minima. In termini scientifici, il nuovo algoritmo ha superato il criterio di non inferiorità (cioè è stato dimostrato che non è peggio di quello tradizionale in termini di sicurezza).
Questo è un risultato importante: significa che usare il protocollo più rapido non mette a rischio i pazienti.
💡 Cosa significa "non inferiorità"?
In medicina, uno studio di non inferiorità non cerca di dimostrare che un nuovo trattamento è migliore, ma che è altrettanto sicuro di quello già in uso. È un approccio comune quando si vuole introdurre un metodo più pratico o veloce, senza rinunciare alla sicurezza del paziente. In questo caso, i ricercatori hanno dimostrato che il nuovo algoritmo rapido non aumenta il rischio di eventi gravi rispetto al protocollo tradizionale.
La sorpresa: i tempi di attesa non sono cambiati
Qui arriva la notizia inaspettata. Nonostante il nuovo algoritmo permetta di avere i risultati degli esami 2 ore prima, i tempi complessivi di permanenza in pronto soccorso sono rimasti identici.
- Con il protocollo 0/3 ore: 309 minuti di attesa media (circa 5 ore e 9 minuti).
- Con il protocollo 0/1 ora: 309 minuti di attesa media (esattamente lo stesso).
In pratica, avere i risultati prima non ha accelerato il percorso complessivo del paziente in pronto soccorso.
Perché? Lo studio non fornisce una risposta definitiva, ma questo risultato suggerisce che i tempi di attesa dipendono da molti altri fattori: il numero di pazienti presenti, la disponibilità dei medici, la necessità di altri esami, le decisioni organizzative del reparto.
Adottare un algoritmo più rapido, da solo, non basta. Servono cambiamenti organizzativi più ampi all'interno del pronto soccorso.
✅ Cosa puoi fare se vai al pronto soccorso con dolore al petto
- Non aspettare: il dolore toracico acuto va sempre valutato subito da un medico.
- Descrivi bene i sintomi: dove senti il dolore, da quanto tempo, se si irradia al braccio o alla mascella, se hai difficoltà a respirare.
- Porta con te i tuoi farmaci o un elenco di quelli che assumi regolarmente.
- Informa il medico se hai già avuto problemi cardiaci in passato o se hai familiari con malattie del cuore.
- Chiedi spiegazioni: hai il diritto di capire quali esami ti vengono fatti e perché.
⚠️ Sintomi da non ignorare mai
Chiama il 118 o vai subito al pronto soccorso se avverti:
- Dolore al petto che dura più di qualche minuto o che va e viene.
- Dolore che si irradia al braccio sinistro, alla mascella, alla schiena o allo stomaco.
- Difficoltà a respirare, anche a riposo.
- Sudorazione fredda, nausea o senso di svenimento associati al dolore.
- Sensazione di pressione o peso sul petto.
Non guidare da solo: chiedi a qualcuno di accompagnarti o chiama i soccorsi.
In sintesi
Il nuovo algoritmo rapido per la valutazione del sospetto infarto, basato su due misurazioni della troponina a distanza di 1 ora, è stato dimostrato sicuro quanto il protocollo tradizionale a 3 ore. Tuttavia, il grande studio internazionale PRESC1SE-MI ha mostrato che adottare questo algoritmo da solo non riduce i tempi di attesa in pronto soccorso. Per migliorare davvero l'esperienza del paziente, servono cambiamenti organizzativi più profondi. La buona notizia è che la tua sicurezza, con questo nuovo strumento, è garantita.