Che cosa è stato studiato
Un gruppo di 415 persone con diabete di tipo 2 ha partecipato a uno studio durato 14 mesi. Sono stati divisi in tre gruppi:
- uno ha ricevuto una dose alta di olio di pesce (3 grammi al giorno),
- uno una dose bassa (1,5 grammi al giorno),
- uno un placebo, cioè olio di oliva senza effetti specifici.
Alla fine, 383 persone hanno completato lo studio e 359 hanno fatto un’ecografia per controllare le placche nelle arterie carotidi, che sono accumuli di grasso che possono ostruire il flusso sanguigno.
Risultati principali
La supplementazione con omega-3 non ha mostrato una riduzione significativa delle placche rispetto al placebo. In particolare:
- la presenza di placche non è cambiata in modo importante;
- non si è osservata una diminuzione significativa di nuove placche;
- nemmeno le placche già presenti sono regredite in modo significativo.
Tuttavia, chi ha preso la dose alta di omega-3 ha mostrato miglioramenti nei livelli di alcuni grassi nel sangue, come il colesterolo remnant e i trigliceridi, che sono tipi di grassi legati a specifiche particelle nel sangue.
Ruolo del profilo genetico
Un’analisi dei geni ha indicato che l’effetto positivo degli omega-3 sulla riduzione del rischio di placche era più evidente in chi aveva un basso rischio genetico per il colesterolo remnant. Questo suggerisce che la risposta al trattamento può variare da persona a persona in base al proprio patrimonio genetico.
Implicazioni dello studio
Questi risultati indicano che gli acidi grassi omega-3 marini possono aiutare a migliorare alcuni aspetti del metabolismo dei grassi nel sangue nelle persone con diabete di tipo 2. Tuttavia, il loro effetto diretto nel fermare o ridurre le placche nelle arterie carotidi è limitato e potrebbe dipendere da fattori genetici individuali.
In conclusione
Gli omega-3 marini possono migliorare il profilo dei grassi nel sangue nelle persone con diabete di tipo 2, ma il loro impatto sulla prevenzione o riduzione delle placche nelle arterie del collo è modesto e varia in base al patrimonio genetico. Questo apre la strada a trattamenti nutrizionali più personalizzati in futuro.