Rivascolarizzazione guidata dalla fisiologia nei pazienti anziani con infarto
Uno studio chiamato FIRE ha mostrato che, nei pazienti con più di 75 anni che hanno avuto un infarto e presentano malattia in più arterie del cuore, trattare tutte le arterie con problemi (rivascolarizzazione completa) usando una tecnica chiamata FFR (che misura la funzionalità delle arterie) riduce il rischio di eventi come morte, nuovo infarto o ictus rispetto a trattare solo l’arteria responsabile dell’infarto.
Confronto tra tecniche di imaging per l’angioplastica
Lo studio ILUMIEN IV ha confrontato due modi di guidare l’angioplastica, una procedura per aprire le arterie del cuore: usando una tecnica avanzata chiamata OCT o usando la tradizionale angiografia. L’OCT ha permesso di ottenere un piccolo miglioramento nell’apertura delle arterie, ma non ha portato a una migliore prognosi nei due anni successivi.
Strategie di terapia antiaggregante dopo angioplastica
Lo studio STOPDAPT-3 ha valutato se usare un solo farmaco antiaggregante, il prasugrel, fosse migliore o uguale alla combinazione di prasugrel più aspirina dopo angioplastica in pazienti con sindrome coronarica acuta o alto rischio di sanguinamento. I risultati hanno mostrato che la monoterapia con prasugrel non ha ridotto significativamente il rischio di sanguinamento e non era altrettanto sicura nei pazienti con sindrome coronarica acuta, rispetto alla doppia terapia.
Supporto circolatorio meccanico nello shock cardiogeno
Lo studio ECLS-SHOCK ha dimostrato che l’uso precoce di un supporto meccanico per aiutare il cuore a pompare il sangue dopo un infarto con shock cardiogeno non aumenta la sopravvivenza a 30 giorni e può aumentare il rischio di complicanze come sanguinamenti e problemi vascolari.
Anticoagulazione in pazienti con episodi di ritmo atriale accelerato
Lo studio NOAH-AFNET 6 ha esaminato se un anticoagulante chiamato edoxaban potesse prevenire ictus o morte in pazienti con episodi brevi di ritmo cardiaco irregolare simili alla fibrillazione atriale. Il trattamento con edoxaban non ha ridotto questi eventi ma ha aumentato il rischio di sanguinamento rispetto a chi non assumeva anticoagulanti.
Colchicina per prevenire fibrillazione atriale dopo chirurgia toracica
Lo studio COP-AF ha valutato se la colchicina, un farmaco antinfiammatorio, potesse ridurre la fibrillazione atriale dopo un intervento chirurgico al torace. Non sono state trovate differenze significative rispetto al placebo, anche se la colchicina ha causato più frequentemente disturbi intestinali come la diarrea.
Semaglutide per pazienti con scompenso cardiaco e obesità
Lo studio STEP HFpEF ha mostrato che il farmaco semaglutide, usato per il diabete e l’obesità, aiuta i pazienti con scompenso cardiaco e frazione di eiezione preservata a perdere peso, migliorare i sintomi e la capacità di camminare, rispetto al placebo.
Qiliqiangxin, medicina tradizionale cinese per lo scompenso cardiaco
Lo studio QUEST ha valutato un farmaco tradizionale cinese chiamato qiliqiangxin in pazienti con scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta. I risultati indicano che questo farmaco, aggiunto alla terapia standard, può ridurre il rischio di ricovero e morte cardiovascolare senza aumentare effetti collaterali gravi.
Ferro carbossimaltosio nello scompenso cardiaco con carenza di ferro
Lo studio HEART-FID ha testato se il ferro somministrato per via endovenosa migliorasse la prognosi in pazienti con scompenso cardiaco e carenza di ferro. Nonostante qualche miglioramento nei sintomi, non è stato dimostrato un beneficio significativo sulla sopravvivenza o sui ricoveri.
Upgrade a terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT) in pazienti con pacemaker o defibrillatore
Lo studio BUDAPEST CRT Upgrade ha mostrato che nei pazienti con scompenso cardiaco e pacemaker o defibrillatore, passare a una terapia di resincronizzazione cardiaca migliora la funzione del cuore, riduce le ospedalizzazioni e la mortalità, con meno eventi avversi gravi rispetto a non effettuare l’upgrade.
In conclusione
Il congresso ESC 2023 ha presentato numerosi studi importanti che migliorano la comprensione e il trattamento delle malattie cardiache, dal trattamento dell’infarto e dello scompenso cardiaco a nuove terapie per pazienti con obesità e diabete. Questi risultati aiutano a guidare le scelte cliniche future per offrire cure più efficaci e sicure.