Che cos'è la riperfusione post ictus
La riperfusione è un trattamento che mira a riaprire i vasi sanguigni bloccati durante un ictus ischemico, cioè un evento in cui una parte del cervello non riceve abbastanza sangue e ossigeno. Questo intervento può aiutare a salvare il tessuto cerebrale ancora vitale, migliorando la possibilità di recupero.
Nuove scoperte e aggiornamenti dal Congresso ISA-AII 2023
Durante il IX Congresso dell’Associazione Italiana Ictus (ISA-AII), tenutosi a Lecce nel 2023, sono state presentate importanti novità sulle modalità di trattamento e prevenzione dell’ictus ischemico.
L'importanza della diagnosi precoce e delle neuroimmagini avanzate
Le tecniche di imaging, come la risonanza magnetica perfusionale e la tomografia computerizzata (TC) perfusionale, permettono di individuare con precisione le aree del cervello che sono danneggiate ma ancora recuperabili, chiamate penombra ischemica. Queste tecniche aiutano a selezionare i pazienti che possono beneficiare del trattamento anche se l’ictus è avvenuto da più di 4,5 ore o se si è manifestato al risveglio.
Estensione della finestra terapeutica
Studi recenti (DEFUSE3, DAWN, EXTEND-IA) hanno dimostrato che alcuni pazienti possono ricevere benefici dal trattamento di riperfusione fino a 24 ore dopo l’inizio dei sintomi, se selezionati con le tecniche di imaging avanzate. Questo rappresenta un importante progresso rispetto al limite tradizionale di 4,5 ore.
Relazione cuore-cervello e prevenzione
Circa un quinto degli ictus ischemici è legato a problemi del cuore, come aritmie (battito irregolare), che possono causare la formazione di coaguli e quindi emboli che bloccano i vasi cerebrali. In questi casi, è fondamentale una terapia anticoagulante per prevenire nuovi ictus.
Per identificare queste aritmie, soprattutto la fibrillazione atriale, si utilizzano monitoraggi continui del ritmo cardiaco, anche con dispositivi impiantabili o smartwatch, che possono rilevare episodi non evidenti durante la degenza ospedaliera.
Campagna di sensibilizzazione
Il congresso ha promosso anche la campagna "Strike on Stroke", che mira a migliorare la conoscenza dei segni precoci dell’ictus e l’attenzione alle conseguenze a lungo termine, come la spasticità, per favorire un intervento tempestivo e un migliore recupero.
In conclusione
Le nuove linee guida e le tecniche diagnostiche avanzate permettono oggi di estendere il trattamento riperfusivo a più pazienti, anche oltre le tradizionali 4,5 ore dall’insorgenza dell’ictus. La diagnosi precoce, il monitoraggio del cuore e la consapevolezza dei sintomi sono elementi fondamentali per migliorare la cura e la prevenzione dell’ictus ischemico.