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Articolo per pazienti Pubblicato: 25/09/2023 Lettura: ~2 min

Riperfusione dopo ictus ischemico: nuove indicazioni e aggiornamenti

Fonte
Aggiornamenti e nuove indicazioni sul trattamento dell’ictus ischemico presentati al IX Congresso dell’Associazione Italiana Ictus (ISA-AII), Lecce, 30 marzo - 1 aprile 2023.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Michele Romoli - Ettore Nicolini - Danilo Toni Aggiornato il 01/02/2026

Informazioni rapide
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Introduzione

L'ictus ischemico è una condizione grave che colpisce molte persone ogni anno e può causare disabilità importanti. Recenti aggiornamenti nelle linee guida e nuove tecniche diagnostiche consentono di estendere le possibilità di trattamento, migliorando le prospettive di recupero per molti pazienti. In questo testo spieghiamo in modo semplice le novità emerse dal congresso italiano dedicato all'ictus.

Che cos'è la riperfusione post ictus

La riperfusione è un trattamento che mira a riaprire i vasi sanguigni bloccati durante un ictus ischemico, cioè un evento in cui una parte del cervello non riceve abbastanza sangue e ossigeno. Questo intervento può aiutare a salvare il tessuto cerebrale ancora vitale, migliorando la possibilità di recupero.

Nuove scoperte e aggiornamenti dal Congresso ISA-AII 2023

Durante il IX Congresso dell’Associazione Italiana Ictus (ISA-AII), tenutosi a Lecce nel 2023, sono state presentate importanti novità sulle modalità di trattamento e prevenzione dell’ictus ischemico.

L'importanza della diagnosi precoce e delle neuroimmagini avanzate

Le tecniche di imaging, come la risonanza magnetica perfusionale e la tomografia computerizzata (TC) perfusionale, permettono di individuare con precisione le aree del cervello che sono danneggiate ma ancora recuperabili, chiamate penombra ischemica. Queste tecniche aiutano a selezionare i pazienti che possono beneficiare del trattamento anche se l’ictus è avvenuto da più di 4,5 ore o se si è manifestato al risveglio.

Estensione della finestra terapeutica

Studi recenti (DEFUSE3, DAWN, EXTEND-IA) hanno dimostrato che alcuni pazienti possono ricevere benefici dal trattamento di riperfusione fino a 24 ore dopo l’inizio dei sintomi, se selezionati con le tecniche di imaging avanzate. Questo rappresenta un importante progresso rispetto al limite tradizionale di 4,5 ore.

Relazione cuore-cervello e prevenzione

Circa un quinto degli ictus ischemici è legato a problemi del cuore, come aritmie (battito irregolare), che possono causare la formazione di coaguli e quindi emboli che bloccano i vasi cerebrali. In questi casi, è fondamentale una terapia anticoagulante per prevenire nuovi ictus.

Per identificare queste aritmie, soprattutto la fibrillazione atriale, si utilizzano monitoraggi continui del ritmo cardiaco, anche con dispositivi impiantabili o smartwatch, che possono rilevare episodi non evidenti durante la degenza ospedaliera.

Campagna di sensibilizzazione

Il congresso ha promosso anche la campagna "Strike on Stroke", che mira a migliorare la conoscenza dei segni precoci dell’ictus e l’attenzione alle conseguenze a lungo termine, come la spasticità, per favorire un intervento tempestivo e un migliore recupero.

In conclusione

Le nuove linee guida e le tecniche diagnostiche avanzate permettono oggi di estendere il trattamento riperfusivo a più pazienti, anche oltre le tradizionali 4,5 ore dall’insorgenza dell’ictus. La diagnosi precoce, il monitoraggio del cuore e la consapevolezza dei sintomi sono elementi fondamentali per migliorare la cura e la prevenzione dell’ictus ischemico.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Michele Romoli - Ettore Nicolini - Danilo Toni

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