Che cosa ha studiato lo studio DAPA-MI
Lo studio ha coinvolto 4.017 pazienti che avevano avuto un infarto miocardico acuto (un attacco al cuore) e una disfunzione del ventricolo sinistro (la parte del cuore che pompa il sangue), ma senza diabete o scompenso cardiaco cronico. I pazienti sono stati divisi in due gruppi in modo casuale: uno ha ricevuto dapagliflozin, un farmaco chiamato gliflozina, e l’altro un placebo, cioè una sostanza senza principio attivo.
Obiettivi dello studio
L’obiettivo principale era valutare una combinazione di risultati importanti per la salute, tra cui:
- morte
- ricovero per scompenso cardiaco
- nuovo infarto non fatale
- aritmie come fibrillazione atriale o flutter
- insorgenza di diabete di tipo 2
- gravità dei sintomi cardiaci (classificati secondo la scala NYHA)
- perdita di peso significativa (almeno il 5%)
Risultati principali
Dopo circa un anno di trattamento, il gruppo che ha ricevuto dapagliflozin ha avuto un miglioramento significativo nella combinazione di questi risultati, soprattutto per quanto riguarda la salute cardiometabolica. Tuttavia, non c’è stata una differenza significativa tra i due gruppi riguardo alla morte per cause cardiovascolari o ai ricoveri per scompenso cardiaco (2,5% nel gruppo dapagliflozin contro 2,6% nel gruppo placebo).
Sicurezza del trattamento
Gli effetti collaterali sono stati simili nei due gruppi, e non sono emersi problemi di sicurezza legati all’uso di dapagliflozin in questo contesto.
In conclusione
Lo studio DAPA-MI mostra che dapagliflozin può migliorare alcuni aspetti della salute cardiometabolica in pazienti con infarto e ridotta funzione cardiaca, ma non ha ridotto in modo significativo la mortalità o i ricoveri per insufficienza cardiaca rispetto al placebo. Il farmaco è risultato sicuro e ben tollerato.