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Articolo per pazienti Pubblicato: 05/09/2011 Lettura: ~2 min

Gli antianginosi influenzano la sopravvivenza a lungo termine dopo un infarto?

Fonte
ESC Congress 2011, Parigi.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Dottoressa Ilaria Ferrari Aggiornato il 07/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Molti pazienti che hanno avuto un infarto ricevono farmaci chiamati antianginosi per alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita. Questo testo spiega cosa sappiamo sull'effetto di questi farmaci sulla sopravvivenza a lungo termine, basandoci su uno studio condotto in Francia.

Che cosa sono gli antianginosi e come vengono usati

Gli antianginosi sono farmaci usati per ridurre il dolore al petto causato da problemi al cuore, come l'infarto. Tra questi farmaci ci sono i beta bloccanti, i calcio-antagonisti, i nitrati, la molsidomina, il nicorandil e la trimetazidina.

In particolare, i beta bloccanti sono molto usati dopo un infarto. Altri antianginosi vengono spesso prescritti a pazienti più anziani o a chi ha ancora problemi di circolazione nel cuore.

Lo studio FAST-MI

Il registro FAST-MI è uno studio che ha raccolto informazioni su pazienti ricoverati in Francia per infarto durante un mese alla fine del 2005. L'obiettivo è seguire questi pazienti per almeno 10 anni per capire come stanno nel tempo.

Su 3.670 persone ricoverate, 3.262 sono state dimesse e seguite. Di queste, 1.266 hanno ricevuto farmaci antianginosi diversi dai beta bloccanti.

Chi ha ricevuto quali farmaci

  • Il 16% ha ricevuto calcio-antagonisti (divisi in diidropiridinici, diltiazem e verapamil)
  • Il 19% ha preso nitrati
  • Il 3% ha usato molsidomina
  • Il 9% nicorandil
  • Il 4,5% trimetazidina
  • Il 77% ha ricevuto anche beta bloccanti

I pazienti trattati con antianginosi erano in media più anziani e avevano infarti più gravi rispetto agli altri.

I risultati dopo 3 anni

Dopo 3 anni, il 77% dei pazienti con terapia antianginosa era ancora vivo, rispetto all'86% di quelli senza questi farmaci.

Anche considerando l'età e la gravità dell'infarto, non è stata trovata una differenza significativa nella sopravvivenza tra chi assumeva antianginosi e chi no.

Inoltre, alcuni farmaci come i nitrati e la molsidomina mostravano un possibile aumento del rischio, ma solo la molsidomina aveva una differenza statisticamente significativa rispetto a chi non assumeva antianginosi.

In conclusione

I farmaci antianginosi sono utili per gestire i sintomi dopo un infarto, ma secondo questo studio non sembrano influenzare la sopravvivenza a lungo termine. Questo significa che aiutano a migliorare la qualità della vita senza però aumentare o diminuire la possibilità di vivere più a lungo.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Dottoressa Ilaria Ferrari

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