Che cosa è stato studiato
Il registro nazionale svedese SCAAR ha raccolto dati su pazienti con infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI) che hanno subito un intervento coronarico percutaneo (PCI) usando bivalirudina come farmaco anticoagulante.
I pazienti sono stati divisi in due gruppi:
- chi ha ricevuto solo bivalirudina;
- chi ha ricevuto bivalirudina più una dose iniziale (bolo) di eparina non frazionata (UFH).
In totale, 2.996 pazienti sono stati inclusi: 1.928 hanno ricevuto solo bivalirudina e 1.068 hanno ricevuto anche l'eparina non frazionata.
Risultati principali
L'obiettivo principale era valutare la combinazione di morte o formazione di coaguli (trombosi) nella zona trattata entro 30 giorni dall'intervento.
Il gruppo che ha ricevuto sia bivalirudina che UFH ha mostrato un rischio più basso di questi eventi rispetto a chi ha ricevuto solo bivalirudina:
- 11,3% nel gruppo solo bivalirudina;
- 6,5% nel gruppo con bivalirudina più UFH.
Questa differenza è rimasta significativa anche dopo aver considerato età, sesso e altri fattori di rischio.
Altri dettagli
- La mortalità a 30 giorni e la trombosi della lesione target prese singolarmente non sono risultate significativamente diverse tra i due gruppi.
- L'aggiunta di una dose di eparina non frazionata sembra quindi associata a un miglior risultato complessivo, riducendo la probabilità di morte o trombosi nella zona trattata.
In conclusione
Nei pazienti con infarto trattati con bivalirudina durante l'intervento al cuore, l'aggiunta di una dose iniziale di eparina non frazionata è collegata a un rischio più basso di morte o formazione di coaguli nella zona trattata entro 30 giorni. Questi dati provengono da una grande esperienza reale e possono aiutare a comprendere meglio i trattamenti più efficaci in questa situazione.