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Articolo per pazienti Pubblicato: 04/10/2011 Lettura: ~2 min

Predire il blocco atrioventricolare avanzato dopo infarto in pazienti con disfunzione ventricolare sinistra

Fonte
Europace. 2011 Oct; 13(10): 1471-1477.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Dott. Giuseppe Marazzi Aggiornato il 07/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Dopo un infarto del cuore, alcuni pazienti possono sviluppare un problema chiamato blocco atrioventricolare avanzato, che può aumentare il rischio di complicazioni gravi. Questo testo spiega come alcuni esami possano aiutare a prevedere chi è più a rischio, offrendo così un modo per monitorare meglio la salute del cuore durante la guarigione.

Che cos'è il blocco atrioventricolare avanzato (BAV H)

Il BAV H è un disturbo del ritmo cardiaco in cui la trasmissione degli impulsi elettrici tra le camere superiori (atri) e quelle inferiori (ventricoli) del cuore è rallentata o bloccata. Questo può causare battiti cardiaci troppo lenti e aumentare il rischio di problemi seri, compresa la morte.

Lo studio e i pazienti coinvolti

Un gruppo di ricercatori ha voluto capire se fosse possibile prevedere l'insorgenza di BAV H in pazienti che avevano avuto un infarto miocardico acuto (IMA) e una disfunzione ventricolare sinistra (DVS), cioè un indebolimento della parte sinistra del cuore che pompa il sangue. Questi pazienti non avevano avuto prima problemi di blocco o pacemaker impiantati.

Per monitorarli, è stato impiantato un piccolo dispositivo chiamato Loop Recorder Impiantabile (ILR), che registra continuamente il ritmo cardiaco per individuare eventuali aritmie (alterazioni del battito).

I test effettuati

Al momento dell'inizio dello studio e dopo 6 settimane dall'infarto, i pazienti hanno eseguito diversi esami per valutare il rischio:

  • Ecocardiogramma (ECO): un esame che usa gli ultrasuoni per vedere il cuore e come si muove.
  • Elettrocardiogramma (ECG): registra l'attività elettrica del cuore.
  • ECG Holter di 24 ore (ECG-H): monitora il ritmo cardiaco per un giorno intero.
  • Studio elettrofisiologico intracardiaco (SEFIC): un esame più approfondito per studiare l'attività elettrica dentro il cuore.

Risultati principali

Su 292 pazienti seguiti per circa 2 anni, 28 hanno sviluppato il blocco atrioventricolare avanzato. I ricercatori hanno scoperto che due fattori valutati a 6 settimane erano molto importanti per prevedere questo problema:

  • Variabilità della frequenza cardiaca (VFC): indica come cambia il battito del cuore in risposta a stimoli diversi, riflettendo il funzionamento del sistema nervoso autonomo, che controlla molte funzioni automatiche del corpo.
  • Tachicardia ventricolare non sostenuta (TVNS): episodi brevi di battiti cardiaci molto veloci che partono dai ventricoli.

Questi due segni, rilevati con il monitoraggio Holter, erano i migliori indicatori per capire chi avrebbe potuto sviluppare il blocco più avanti nel tempo.

In conclusione

In pazienti con danno al cuore dopo un infarto e disfunzione della parte sinistra, è possibile prevedere il rischio di blocco atrioventricolare avanzato usando alcuni esami specifici, in particolare il monitoraggio del ritmo cardiaco a 6 settimane dall'evento. La variabilità della frequenza cardiaca e la presenza di episodi di battito veloce anomalo sono i segnali più importanti da considerare per una sorveglianza attenta.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Dott. Giuseppe Marazzi

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