Che cos'è il blocco atrioventricolare avanzato (BAV H)
Il BAV H è un disturbo del ritmo cardiaco in cui la trasmissione degli impulsi elettrici tra le camere superiori (atri) e quelle inferiori (ventricoli) del cuore è rallentata o bloccata. Questo può causare battiti cardiaci troppo lenti e aumentare il rischio di problemi seri, compresa la morte.
Lo studio e i pazienti coinvolti
Un gruppo di ricercatori ha voluto capire se fosse possibile prevedere l'insorgenza di BAV H in pazienti che avevano avuto un infarto miocardico acuto (IMA) e una disfunzione ventricolare sinistra (DVS), cioè un indebolimento della parte sinistra del cuore che pompa il sangue. Questi pazienti non avevano avuto prima problemi di blocco o pacemaker impiantati.
Per monitorarli, è stato impiantato un piccolo dispositivo chiamato Loop Recorder Impiantabile (ILR), che registra continuamente il ritmo cardiaco per individuare eventuali aritmie (alterazioni del battito).
I test effettuati
Al momento dell'inizio dello studio e dopo 6 settimane dall'infarto, i pazienti hanno eseguito diversi esami per valutare il rischio:
- Ecocardiogramma (ECO): un esame che usa gli ultrasuoni per vedere il cuore e come si muove.
- Elettrocardiogramma (ECG): registra l'attività elettrica del cuore.
- ECG Holter di 24 ore (ECG-H): monitora il ritmo cardiaco per un giorno intero.
- Studio elettrofisiologico intracardiaco (SEFIC): un esame più approfondito per studiare l'attività elettrica dentro il cuore.
Risultati principali
Su 292 pazienti seguiti per circa 2 anni, 28 hanno sviluppato il blocco atrioventricolare avanzato. I ricercatori hanno scoperto che due fattori valutati a 6 settimane erano molto importanti per prevedere questo problema:
- Variabilità della frequenza cardiaca (VFC): indica come cambia il battito del cuore in risposta a stimoli diversi, riflettendo il funzionamento del sistema nervoso autonomo, che controlla molte funzioni automatiche del corpo.
- Tachicardia ventricolare non sostenuta (TVNS): episodi brevi di battiti cardiaci molto veloci che partono dai ventricoli.
Questi due segni, rilevati con il monitoraggio Holter, erano i migliori indicatori per capire chi avrebbe potuto sviluppare il blocco più avanti nel tempo.
In conclusione
In pazienti con danno al cuore dopo un infarto e disfunzione della parte sinistra, è possibile prevedere il rischio di blocco atrioventricolare avanzato usando alcuni esami specifici, in particolare il monitoraggio del ritmo cardiaco a 6 settimane dall'evento. La variabilità della frequenza cardiaca e la presenza di episodi di battito veloce anomalo sono i segnali più importanti da considerare per una sorveglianza attenta.