Che cosa significa la ricerca della vitalità miocardica?
La vitalità miocardica indica quanto il muscolo del cuore è ancora in grado di lavorare bene. Per valutarla si usano esami come test funzionali o la risonanza magnetica cardiaca, che mostrano se il cuore ha parti ancora vive e attive.
Perché si fa questa ricerca?
Storicamente, conoscere la vitalità del cuore aiutava i medici a decidere se fosse utile procedere con una rivascolarizzazione, cioè un intervento per migliorare il flusso di sangue al cuore, come il bypass o l’angioplastica.
Cosa dicono gli studi recenti?
Uno studio importante chiamato STICH ha mostrato che il beneficio del bypass coronarico nei pazienti con una funzione ridotta del ventricolo sinistro (la parte principale del cuore che pompa il sangue) non dipendeva dalla presenza o meno di tessuto vitale.
Al congresso "Conoscere e Curare il Cuore 2024" sono stati presentati nuovi dati dello studio REVIVED-BCIS-2. In questo studio, pazienti con ridotta funzione cardiaca causata da problemi di circolazione sanguigna sono stati divisi in due gruppi: uno ha ricevuto la rivascolarizzazione percutanea (un intervento meno invasivo), l’altro una procedura placebo (simulata).
I risultati hanno mostrato che la quantità di muscolo cardiaco vitale non ha influenzato i benefici della rivascolarizzazione. In particolare, non c’è stata differenza nei principali risultati come il rischio di morte o di ricovero per insufficienza cardiaca, né nel miglioramento della funzione del cuore a 6 mesi.
Qual è il significato pratico?
È importante notare che, pur non influenzando il beneficio diretto della rivascolarizzazione, una maggiore quantità di muscolo non vitale è stata associata a un rischio più alto di eventi negativi nel tempo.
La valutazione della vitalità in questo studio è stata fatta in modo molto accurato, da un laboratorio specializzato e senza sapere quale trattamento i pazienti avevano ricevuto, usando risonanza magnetica o ecocardiogrammi con stress farmacologico.
In conclusione
La ricerca della vitalità del muscolo cardiaco, pur essendo stata per anni un elemento chiave per decidere i trattamenti, sembra oggi avere un ruolo meno centrale. I nuovi studi indicano che la presenza o meno di tessuto vitale non modifica significativamente i benefici della rivascolarizzazione nei pazienti con funzione cardiaca ridotta. Tuttavia, la quantità di tessuto non vitale può aiutare a capire il rischio futuro di problemi cardiaci.