Che cosa ha studiato lo studio OAT
Lo studio OAT (Occluded Artery Trial) ha coinvolto 2.201 pazienti che avevano avuto un infarto miocardico subacuto, cioè un infarto recente ma non immediato, con arterie coronarie chiuse da più di 24 ore (in media tra 3 e 28 giorni).
Qual è stato l'obiettivo
Lo scopo era capire se riaprire queste arterie chiuse con una procedura chiamata PCI (angioplastica coronarica) potesse migliorare la salute a lungo termine rispetto a una terapia medica ottimale senza intervento.
Risultati principali
- Non sono stati trovati benefici significativi a lungo termine nel gruppo trattato con PCI rispetto a quello con solo terapia medica.
- In particolare, non c'è stata differenza significativa nella frequenza di:
- infarti miocardici fatali o non fatali,
- mortalità,
- scompenso cardiaco (cioè quando il cuore non funziona bene).
- Nel primo periodo di osservazione (circa i primi tre anni), chi aveva ricevuto la PCI ha avuto meno episodi di angina (dolore al petto), ma questo beneficio è scomparso nel tempo.
- Anche se nel tempo c'è stato un leggero vantaggio verso il gruppo trattato, questo non è risultato statisticamente significativo, cioè non si può dire con certezza che sia dovuto al trattamento.
Cosa significa tutto questo
Riaprire le arterie chiuse dopo un infarto subacuto con PCI non sembra migliorare la sopravvivenza o ridurre il rischio di nuovi infarti o scompenso cardiaco nel lungo periodo rispetto a una buona terapia medica.
In conclusione
Lo studio OAT e il suo prolungato follow up mostrano che la riapertura tardiva delle arterie coronarie occluse dopo un infarto recente non porta benefici significativi a lungo termine in termini di sopravvivenza o prevenzione di nuovi problemi cardiaci. Un leggero miglioramento temporaneo del dolore al petto è stato osservato, ma si è poi annullato nel tempo.